la nascita nel Seitai – una storia vissuta

  DIARIO DEI PRIMI 15 MESI CON ARTURO 1992-1993

Primi di Aprile 92

Sento in Tea una pesantezza nel rilassamento che non le conoscevo. Il suo corpo è più umido, si incolla al mio come se prendesse la mia forma. Il suo sguardo a momenti si fa straordinariamente luminoso, gli occhi spalancati, e i lineamenti del viso prendono una fisionomia più precisa.

20 Aprile

Mi accorgo che il corpo di Tea, dopo un primo accenno, non è entrato nel ciclo mestruale. E’ come se vi si fosse preparato come al solito, e poi ci avesse ripensato.

23 Aprile

Tea mi dice che le è saltato il ciclo, e crede di essere in cinta. No, non ne rimango sorpreso. Le dico anche che me ne ero già accorto, che qualcosa in me lo aveva registrato sotto la soglia della consapevolezza razionale. Mi viene anche da dire che sarebbe astuto tacere con tutti, in modo da essere lasciati in pace. Soprattutto i familiari, che non comincino a premere con i loro “bisogna fare questo e quello”, “attenzione a…”. L’ideale sarebbe occultare il tutto anche per sei mesi dopo la nascita.

Da subito parliamo di cose pratiche relative alla casa, e ci confessiamo un vago spavento.

24 Aprile

Provo un certo imbarazzo a fare yuki sul ventre di Tea, pur avendone un gran desiderio. E’ come se questo atto sancisse la realtà dell’avvenimento, mentre voglio ancora pensarci in termini di eventualità. Trovo un compromesso: le sento il terzo punto del ventre. Non ho mai avuto una risposta simile da un terzo punto: il medio sembrava appoggiato come su una pallina da ping pong. Facendo yuki si è sciolta. Spero di non aver compromesso niente, magari andava bene così e io ho toccato male.

Di colpo mi sento entrato nell’ignoto, dove ogni parametro frutto di esperienza precedente non ha più alcun significato.  

25 Aprile

L’idea di avere un figlio si è sedimentata. Mi sembra ancora abbastanza irreale, ma ne riscontro degli effetti psicologici. Non sono contento. Ci penso in termini pratici come a una grossa complicazione. Mi sento legato a vita da questo evento, ed è una sensazione opprimente.

26 Aprile

Tea mi dice che crede proprio di essere in cinta, perché sente in sé una pienezza sconosciuta. Effettivamente quando ci corichiamo e ci abbracciamo, mi arriva un’ondata di vitalità intensa che non chiede altro che di portarci tutti con sé, all’istante. Se si esita un attimo è già passata. Dura finché non ci si perde dietro qualche pensiero.

Tea chiede yuki al ventre. Dentro di me, in un grande spazio vuoto e oscuro, il tonfo di un portone senza infissi che si chiude dolcemente, ma con grande severità.

4 Maggio

Il Norito è molto cambiato. Sento una circolarità che prima non c’era. La consapevolezza di avere generato vita ha messo in moto una grande ruota, il cui movimento mi attraversa. Prima era più rettilineo, pendolare tra cielo e terra, tra passato e presente. Ora si è aggiunto il futuro, questo figlio, e la sensazione di me qui e ora si è trasformata.

Purtroppo, come contraccolpo, ora mi dà molto più fastidio la pratica di chi è al dojo in modo futile e incerto. Ho deciso di vendere il locale del dojo e investire questi soldi nella mia attività commerciale. Spero che i praticanti abbiano abbastanza determinazione per mettere in piedi qualcosa di loro, altrimenti pazienza, non ha senso stare a balia in eterno.

16 Maggio

Ieri sono andato dalla mia Avvocatessa per la causa contro il condominio e le ho chiesto che problemi c’erano ad avere un figlio senza essere sposati. Pare non ce ne siano se il padre riconosce il figlio.

Tea ha contattato Antonietta, per farsi dare il nome del  medico che ha certificato la nascita di Giuliana, la figlia di Pascal e Laurent. Questo Signore conosce il movimento rigeneratore e lo rispetta. Tea desidera fare il parto in casa, tentare di alzarsi al momento giusto e tenere il bambino al riparo per i sei mesi consigliati dal Seitai.

Tea non è riuscita a non dire agli amici di essere in cinta, ma è riuscita a tacere con i parenti.  

20 Maggio

Tea ha saltato anche il secondo ciclo, e quindi ogni dubbio è risolto. Il seno è già cresciuto e le fa male, così che in bicicletta non fa più le strade col pavé, per evitare le scosse.

Da parte mia provo un certo languore a stare abbracciato con Tea, quasi un magnetismo che la mattina mi fa indugiare a letto con una mano posata su di loro: sì, loro. L’altro giorno ero in piedi accanto al letto e guardavo Tea sotto il lenzuolo. Le ho chiesto ridendo: “ehi, dico, ma in quanti siete lì sotto?”. D’altro canto questo magnetismo non ha niente a che fare con l’attrazione sessuale, che è molto diminuita. Ogni tanto è come se me ne ricordassi e constatassi che non c’è.

Quest’anno avevo deciso di radiare la mia vecchia Lancia che giace abbandonata in garage, ma l’altro giorno Gino mi ha chiesto come avrei fatto col furgone, che ha solo due posti. Insomma ci stiamo proiettando verso un nuovo assetto, e Tea è tornata a casa con un micro camicino comprato al mercato. L’ho guardato come se fosse un passerotto raccolto per terra con un’ala spezzata.

24 maggio

Comincio a notare una differenza di approccio nei confronti del lavoro. E’ una questione di densità. Lo vedo anche dal mio modo di muovermi nelle trattative in corso per prendere in affitto un negozio. Mi muovo in maniera più pesante, una parte di timidezza viene relegata in un cantuccio dalla sensazione di lavorare non più solo per me, ma per una famiglia.

Infatti ormai con Tea è di “noi” che parliamo. Quando Tea si guarda la cintura dei pantaloni che comincia a tirare, quando si chiede il sesso del nascituro e si soprende a chiedersene il nome, proprio come è successo a me indipendentemente da lei, è di “noi” che parliamo.      

5 Giugno

Ieri Tea ed io siamo andati a Como a vedere un medico antroposofo amico di alcuni praticanti di movimento rigeneratore. Anche lui è favorevole al parto naturale in casa, e certifica la nascita senza provocare shock al neonato. Aveva già sentito parlare di Noguchi e quindi non ci sono stati problemi.

Ci ha dato anche degli indirizzi di ostetriche che assistono al parto in casa. Ne cerchiamo una che entri bene in sintonia con noi e che non sia assillata dalle sue responsabilità professionali, pretendendo la medicalizzazione della gestazione e del parto. Comunque abbiamo anche altre piste da battere.

Questo medico ci ha consigliato anche di assistere a qualche parto. Ci sono anche dei corsi teorici di informazione e preparazione, ma niente vale un’esperienza dal vivo. Così siamo rimasti d’accordo che lui cercava di sensibilizzare un collega ginecologo per farci entrare in sala parto in qualche ospedale.

6 Giugno

Tea ha chiamato una di queste associazioni di ostetriche che seguono il parto in casa. Ha parlato con una segretaria che come prima cosa le voleva fissare un appuntamento per una ecografia. Tea ha detto di no. Allora le ha fissato una visita. Molto professionale, ma il contatto non è stato buono.

27 Giugno

Tea ieri è andata all’associazione di ostetriche, dove ne ha conosciute due con cui si è trovata bene. L’hanno trovata in forma. Il parto è previsto per la terza decade di dicembre. Le hanno fatto sentire il battito cardiaco del bambino, che è il doppio del nostro. Ha provato una viva emozione.

Tea si rende conto di aver cambiato gusti alimentari, ma non sa di cosa ha veramente voglia.

 E’ un periodo che mi sto chiudendo a riccio. Mi sembra che tutto vada di male in peggio e sto diventando proprio antipatico. Sono ormai pervaso da un pessimismo di fondo nei confronti della mia attività lavorativa e sono sempre più spaventato da un futuro dominato dalla presenza di questo figlio.

10 Agosto

Arturo mi parla di sé.

Ecco, è arrivato il momento. Ineluttuabile e giusto, il mutamento è qui, ora. Qualcosa chiama e dentro si produce l’eco. Un sottile brivido nel cambio di densità del prorpio essere.

L’improvvisa sensazione dell’apparire dal nulla di quel nucleo di potenzialità che dà inizio al tempo e allo spazio.

Ci siamo, è successo: il nucleo inizia a vibrare, in quell’istante magico in cui il silenzio si fa suono. Anche questa volta la frequenza è diversa, mai si è ripetuta due volte. Solo il piacere ha la stessa qualità, questa sottile tensione a entrare in simpatia con frequenze più dense e più lente, per poter prendere forma.

Ah, che nostalgia mista ad apprensione, in questo improvviso desiderio di ripetere un’esperienza di cui non mi rimane un ricordo preciso, ma solo una vaga sensazione di confuso movimento!

Ma un vertice improvviso mi prende e mi porta lungo un irresistibile flusso luminoso, per darmi collocazione. Sì, ora ricordo: questo è ciò che succede nell’istante in cui le tre frequenze si sintonizzano e il nucleo comincia ad attivarsi nel suo aspetto materiale.

Avevo dimenticato questo salto di qualità dell’essere, quando il niente si increspa e in quel punto si fa contenitore. Ora mi sento divididermi, e ancora dividermi, moltiplicandomi incessantemente, diversificandomi all’infinito ed acquisendo un senso indissolubile di unità in un coro di funzioni particolari.

E qualcos’altro prende consistenza nella sensazione: una osmosi di qualità tutta particoalre con un essere di cui comincio a prendere coscienza. Ne avverto l’onda affettiva, che mi tiene in sé, mi dà alimento, mi fa desiderare di portare a compimento il processo che si è messo in moto in me.

Comincio anche a riconoscere questo ambiente così particolare, in cui io sono ma di cui faccio parte. Comincio anche a ricordare che un giorno uscirò da qui e conoscerò il mio ospite con dei mezzi che ora non riesco ad immaginare, ma so che avrò, e proverò per lui un amore sconfinato.

5 Settembre

Ieri, di ritorno dalle vacanze, siamo andati all’appuntamento con le ostetriche. E’ il secondo a cui accompagno Tea, il primo è stato in Luglio. In Luglio avevo conosciuto Sabina, una trentenne che si è beccata un ipertiroidismo nell’ospedale in cui lavorava. Tranquilla, sicura, sa toccare. Ha un taiheki che si incastra bene con Tea. Questa volta c’era anche una nuova “leva” dell’associazione che lavora come ostetrica in un ospedale milanese. Brava figliola, ma che disastro. Potrebbe venire con Sabina da noi per il parto, e sono un po’ in allarme.

Lo studiolo delle visite era occupato, e quindi ci siamo messi nella saletta dove fanno Yoga, a terra. Tea e Sabina se ne stavano tranquillamente in seiza, le anche e il busto  sciolti, in buona armonia. Questa nuova ragazza era un pezzo di gesso, sofferente sulle caviglie, tutta ingobbita. Non era una presenza sgradevole, ma Tea mi ha confermato che essere toccata da lei è stato spiacevole.

La crescita del nascituro è nelle medie statistiche, le analisi del sangue e delle urine di Tea sono su valori normali. Tutto bene. Le hanno proposto il corso preparatorio al parto, a cui io non posso partecipare. Credo che Tea lo farà.

Da parte mia osservo questo movimento di donne senza particolari convolgimenti, è proprio una storia loro. Io sento che Tea sta bene, il suo piccolo anche. Gradiscono yuki, sprigionano una forza magnetica di attrazione per cui mi ritrovo sveglio accanto a loro per ore con il solo piacere di abbracciarli e stare lì con loro senza pensare a niente e godermi questa sensazione bellissima, completa in sé. Yuki di Tea è diventato molto forte, intensissimo. Le sue mani sono dolci, calde, quando mi accarezzano mi lasciano come nuovo. Non credo di aver mai provato una sensazione simile prima d’ora.

24 Settembre

Il piccolo ormai si muove. Ormai lo chiamo Arturo. Questo nome è venuto a Tea un giorno guardando le stelle, o qualcosa del genere. A lei non piace, e la gente che sente questo nome fa una faccia meravigliata. Non se l’aspetta.

Ho chiesto a Tea se essere in cinta, essere consapevole di essere una “fabbrica di vita” dà una sensazione di potenza, di superiorità. No, Tea lo sente come un fenomeno naturale. Piuttosto si sente “corazzata”. Dice che lei di solito è molto sensibile e influenzabile dagli avvenimenti esterni, e ora lo è molto meno. Si sente ottimista e inattacabile dai problemi esterni. Per esempio non si preoccupa affatto della situazione economica grave, non si sente per niente coinvolta.

Ho visto infatti che ha resistito bene all’invasione di sua madre, che quando ha saputo che voleva partorire in casa ha cercato di dissuaderla e voleva farla parlare con dei medici di opinione contraria. Lei ha detto di no, punto e basta. La madre ha reagito offendedosi, e Tea l’ha lasciata nel suo brodo dandogliele corte. Poi la situazione di attrito si è riassorbita e ora va molto meglio, anche se probabilmente ci saranno altri attacchi.

6 Ottobre

Ieri sera mi è presa una rabbia furibonda. Mi è montata dentro nel giro di un’ora, e io la sentivo crescere senza poterci fare niente, e alla fine mi è sbottata fuori, pur rendendomi conto che aggiungevo solo benzina sul fuoco.

E’ successo che Tea è andata dalle ostetriche per la visita di controllo. Oltre alla solita Sabina c’era anche una certa Francesca, che dovrebbe fare coppia con Sabina durante il parto, o la sua sostituta, se per caso ci sono più parti nello stesso momento. Tea è tornata scontenta. Le hanno riscontrato un rilassamento dell’utero che secondo loro si dovrebbe verificare solo all’ottavo mese, e tanto l’hanno pastrugnata che il bambino si è tutto ritratto, aveva il cuore impazzito, e quando l’hanno misurato è risultato più piccolo rispetto alle loro maledette tabelle statistiche. Così le hanno detto di tornare fra due settimane per rimisurarlo, e se la crescita non si è “normalizzata” vogliono che faccia una ecografia!

Eccoci qua, sempre alle solite. Gente con la mentalità e le mani da meccanico, in filigrana l’unica preoccupazione che tutto fili liscio secondi i canoni prestabiliti. Nessuna sensibilità, nessuna considerazione che gli individui sono ciascuno un caso a sé. Tea non ha un problema al mondo col suo piccolo, stanno bene insieme, è piena di energia e sta facendo un lavoro che la diverte. Ma di tutto questo sembra che le ginecologhe se ne freghino, badano a che il collo dell’utero sia come dovrebbe essere, e fanno del terrorismo al solo scopo di sentirsi professionalmente ineccepibili.

Così Tea è tornata che stava male e il suo piccolo anche. Quando gli ho fatto yuki non l’ho mai sentito così. Era di una immobilità angosciosa, tutto ripiegato su se stesso. Solo questa mattina si è riaperto con molta cautela, senza dubbio ha subito un grosso trauma.

Sono anche molto preoccupato che Tea si sottoponga così ai maltrattamenti, come se non avesse il coraggio di imporsi e difendersi. Ssi sente bene, perché diavolo non può fidarsi delle SUE sensazioni, peché diavolo deve andare a farsi dire come sta da chi sa chi ? Con questi bei risultati.

Dopo la mia arrabbiatura ha telefonato ad un’altra ostetrica per parlare con lei di cosa era successo, ed eventualmente vedere se con lei poteva avere un rapporto migliore. Quasi non riusciva a parlare dai singhiozzi, ma poi lo sfogo le ha fatto bene. Ma rimane il fatto che non ha senso chiudere la porta quando ormai i buoi sono scappati. Bisogna sentirle prima le cose, non lasciare che succedano, non andare a cercarsele, fidarsi delle proprie sensazioni.

Ora sono molto preoccupato. Se Tea non capisce che nessuno può dirle come si sente o cosa deve fare, non c’è nessuna possibilità di avere un parto naturale, e il fatto di farlo in casa non cambia la sostanza delle cose. Speriamo almeno che questa lezione le sia salutare.

8 Settembre

Ieri sera raccontavo a Ondine di come il piccolo fosse stato male in seguito alla visita delle ostetriche, e lei mi ha chiesto: ma come fai a saperlo? Al che le ho risposto quasi spazientito che bastava metterci una mano sopra e sentire, che lui era lì. Lei non ha replicato, ma è rimasta molto perplessa. Se avesse ribattuto non avrei saputo proprio cosa dirle d’altro. Mi sono reso conto che da un punto di vista razionale la mia asserzione era assurda. D’altro canto se la mia sensazione era sbagliata ed ero solo influenzato da dei miei pregiudizi, non c’era nessuna possiblità di controllo, nessun dato obiettivo da cui trarre logiche deduzioni.

Non posso dire di avere ragione o torto, devo solo fidarmi della sensazione e prendermi tutte le responsabilità di sbagliare, così, semplicemente: prendere o lasciare. In palio c’è il benessere di una creatura in condizioni di totale dipendenza e ogni sbaglio non ha rimedi. E non potrò accampare nessuna scusa se qualcuno mi muoverà delle accuse, non potrò mai mettere sul tavolo delle buone ragioni per salvarmi la faccia.

    

30 Settembre

I tuoi figli

non sono figli tuoi

sono i figli e le figlie della vita stessa.

Tu li metti al mondo

ma non li crei,

sono vicini a te

ma non sono cosa tua.

Puoi dar loro tutto il tuo amore

ma non le tue idee,

perché essi hanno le loro proprie idee.

Tu puoi dar dimora al loro corpo

ma non alla loro anima,

perché la loro anima abita

nella casa dell’avvenire

dove a te non è dato di entrare

neppure con il sogno.

Puoi cercare di assomigliare a loro

ma non volere che essi assomiglino a te,

perché la vita non torna indietro

e non si ferma a ieri…

Tu sei l’arco

che lancia i figli verso il domani.

                                                                                              Gibran

 

22 Ottobre

Tea ha parlato del suo incidente con le ostetriche con una sua amica che ha partorito in casa, con una ostetrica di nome Sara. E’ saltato fuori che Sara faceva parte del gruppo di ostetriche e se ne era andata per dissapori. Così Tea l’ha contattata per saperne di più. E’ venuto fuori che Sara si è formata sul “campo”, prima in ospedale, che ha lasciato disgustata, poi in Sudamerica, con i poveri, dove i parti si fanno nei campi, così come capita. Invece le altre sono delle laureate e specializzate che hanno avuto l’idea di fare questa associazione per il “parto alternativo”, ma nella loro testa niente è cambiato. Il parto in casa è solo un “lusso” in ambito strettamente medico.

Così si è chiarito quel “quid” stridente che avvertivamo bene, ma non sapevamo bene come considerare. Tea ha fatto di più. Ha lasciato il gruppo delle ostetriche e si è messa d’accordo con Sara per il parto. Io non l’ho conosciuta, ma tra loro pare sia scattata una buona intesa.

               Naturalmente io sono molto più rilassato e spero che finalmente le cose si siano messe in carreggiata.  

30 Ottobre

Da qualche giorno il bambino si muove in maniera diversa, ha preso più consistenza.

10 Novembre

Ieri ho conosciuto Sara, è venuta da noi nel pomeriggio. Abbiamo parlato un po’ del parto e del bambino, per capire se eravamo sulla stessa lunghezza d’onda. Direi di sì. La sua esperienza in Bolivia le ha fatto constatare sul campo che per partorire non c’è bisogno di nulla, e questo è un bel passo avanti. Le ho raccontato un po’ del movimento e lei ci ha descritto una specie di empatia che prova con le sue assistite, e di come lei vive spontaneamente un rituale di purificazione mano a mano che si avvicina il momento del parto. E’ una ragazza insolita. Aveva una sorta di timore a parlare di queste cose che le accadono nell’ambito della sua professione, ma quando ha visto che noi capivamo perfettamente si è tranquillizzata.

 13 Novembre

Ieri abbiamo incontrato Sara per strada. Nella sua visita a casa nostra le avevo anche detto che Tea non si sarebbe alzata subito e le avevo spiegato il perché. Sara era rimasta perplessa sui consigli tecnici di Noguchi, e così è andata a guardarsi possibili spiegazioni sulle discrepanze con le sue idee. E’ arrivata alla conclusione che le donne giapponesi fanno così per una questione antropologia: i bambini giapponesi nascono con la testa più grossa degli altri. Anche aspettare la fuoriuscita del meconio prima di iniziare l’allattamento non le va proprio giù. Secondo lei l’instinto alla suzione nei neonati si esaurisce nelle prime dodici ore, dopo di che fare attaccare il bambino al seno diventa problematico.

Insomma, credo che ciascuno rimarrà sulle sue posizioni, ma non ha molta importanza. L’essenziale è che Tea possa fare come sente meglio, e su questo punto Sara sembra perfettamente d’accordo.   

1 Dicembre

Adesso Tea comincia a stancarsi più facilmente. Soffre un po’ di sciatica e altri dolori di schiena. Si fa della grandi dormite e ha fame. Quando ha voglia fa pratica respiratoria e movimento sul lettone. Ha già comprato il necessario per le prime settimane del piccolo e i parenti hanno offerto i gadgets che avevano tenuto in ripostiglio.

Sara viene il lunedi pomeriggio e si ferma svariate ore a chiacchierare con Tea. E’ il suo modo di entrare e mi sembra si muova bene. E’ una laterale e sembra gradire una presenza maschile benevola ma burbera.

2 dicembre

Il terrore corre sul filo del telefono! Ha chiamato da Trieste la mamma di Tea che vuole a tutti i costi che Tea faccia l’ecografia. A cosa serve? chiedo io. A sapere con più precisione la data di nascita e a vedere se è a testa in giù! In realtà è terrorizzata che sua figlia partorisca in casa. Vuole venire a Milano ospite di sua sorella per essere vicino in caso di “bisogno”.

Poi chiama la Sara, che ha ricevuto da Tea un bigliettino in cui le dice che non ha nessuna voglia di fare l’ecografia. Se la prende male, perché lei è il tecnico e se chiede una ecografia, ecografia deve essere. Altrimenti niente da fare. Perché lei ha delle responsabilità e inoltre vuole che sia il suo pediatra e non il nostro (quel medico antroposofo di Como) a essere interpellato. Tea in lacrime. Addiveniamo ad un compromesso: l’ecografia si farà, così Tea, sua madre e Sara saranno tranquille che non sono previste complicazioni, ma alla madre diremo che il bimbo nasce dieci giorni dopo la data prevista, e anche Sara la chiameremo a cose fatte. Mentiremo spudoratamente per stare in pace.

Purtroppo Tea non ha capito in pieno fin da subito di quanto dovesse stare in campana per non farsi coinvolgere nel “così si fa perché è irragionevole non fare così”. Ha ceduto al piacere di partecipare gli altri di questa nascita Seitai, e ora si ritrova impelagata in critiche e pressioni. Eppure anche lei ha ascoltato le esperienze di chi ci è già passato. Ma pare proprio che le esperienze altrui non servano a niente.  

6 Dicembre

Ieri a mezzogiorno c’è stata l’ecografia: venti minuti di ultrasuoni, quelli che io uso per pulire gli orologi. Avete mai visto del metallo prima e dopo gli ultrasuoni? La mia macchina è tarata sui tre minuti di funzionamento.

Ieri sera alle dieci ci corichiamo e sento che la pancia di Tea ha una forma completamente diversa dal solito. Allora ridendo dico: ma c’è un buco qui! Il “qui” si riferiva ad un’ampia zona tra ombelico e pube. Ma il riso mi si gela in gola all’istante. Il bambino si era tutto rattrappito da una parte. Era in uno stato di tensione spaventosa e si era bloccato lì così. Ci sono voluti dieci minuti buoni perché di distendesse.

Ho provato un’emozione fortissima a sentire queste cose, era evidente che gli avevamo fatto un brutto tiro con questa ecografia. Ho temuto per dei lunghissimi minuti che il processo della gestazione si fosse alterato e che questo influisse sull’andamento del parto. La sensibilità di Tea era come sparita, lei e il bambino avevano perso contatto, e Tea non sentiva neanche che il piccolo era in quello stato.

Credo che con questa esperienza ho definitivamente chiuso con questa follia tecnicista. Pare che nessuno si renda assolutamente conto degli effetti spaventosi che producono farmaci, raggi e quant’altro. La madre di Tea mi aveva detto che l’ecografia non è assolutamente invasiva e non ha effetti collaterali. E’ falso. Ma la cosa spaventosa è che lei e tutti gli altri vogliono pensare così, sono completamente ipnotizzati, quindi non ci si può fidare di nessuno, nessuno sa quello che dice.

23 Dicembre

L’altro giorno Tea ha avuto un incontro con Sara che non è stato buono. I “termini” stanno scadendo e il piccolo non accenna a voler nascere. Tea ha detto a Sara che stava benissimo, e che io avevo previsto la nascita per il 4 Gennaio. Non lo avesse mai detto! Sara ha cominciato a fare i conti e si è accorta che il 4 Gennaio è nella 43ma settimana. A rigor di legge una ostetrica non può più seguire una partoriente dopo la 42ma. Quindi si passa sotto regime medico. Inoltre Tea dovrebbe fare un monitaraggio quotidiano del liquido amniotico. Il problema è che “la placenta invecchia” e quindi il sistema si degrada e c’è PERICOLO!

Quando Tea mi ha raccontato queste cose mi sono arrabbiato. Qusta storia della placenta che invecchia era già saltata fuori, e avevo notato che era diventata una idea fissa, di quelle che possono bloccare un processo naturale. E adesso vi si è aggiunto il monitaraggio e la responsabilità medica.

Ho chiesto a Tea perché continuasse a cacciarsi in situazioni in cui Sara si permettesse di inocularle dubbi e problemi. Avevamo già capito che lei con il suo “desiderio di pretendere il meglio per la madre e il figlio” era una fonte di guai. Perché insistere? E così Tea ha preso atto di questo suo bisogno di compiacere le persone, di appianare tutto, di avere paura di dire “no, per me desidero questo e questo, se ci stai, bene, altrimenti ciascuno per la sua strada”.

Insomma, c’è una dimensione di “tutto o niente” sul filo delle proprie sensazioni. Da una parte la propria sensazione, il proprio ritmo biologico. Dall’altra le idee e le conoscenze degli esperti, che non tengono conto delle sensibilità individuali. Non rimane che fare da soli, tuffarsi nell’ignoto senza dare ascolto a niente.

Io a questo punto comincio a temere fortemente che Tea riesca a fronteggiare la tensione che Sara le sta creando. Ora sta pensando di dirle non ci sta al monitoraggio e quant’altro, e che se Sara non è d’accordo prosegue da sola, al limite chiamerà un’ambulanza e se ne andrà in ospedale, se le cose andassero male. Pur di starsene in pace. Ma già la frittata è fatta. L’idea di dirle queste cose la fa star male. E l’idea di non avere più aiuto a casa la tende. Insomma è nei pasticci.

Da una parte è molto interessante che Tea possa vedersi i suoi “buchi psicologici” a fronte di un evento tanto intenso come la nascita di suo figlio. Dall’altra però il costo è alto. Tea si è come “scollata” da suo figlio, evidentemente la sua sensibilità è intralciata dalle idee che le stanno penetrando dentro. Il piccolo ora è per i fatti suoi, ha interrotto il dialogo con noi. Sembra dire: poveri imbecilli, lasciatemi in pace. In questa situazione la nascita potrebbe ritardare ancora di più, con chi sa quante altre pressioni esterne. Sto aspettando infatti che si faccia viva la madre di Tea, con i suoi: “giurami che lo farai”.

Secondo me Tea dovrebbe ritrovarsi sorprendentemente bene in questa dimensione di “tutto o niente”, ora che sta toccando con mano che se si vogliono fare le cose a  modo proprio non si può scendere a compromesso con niente e con nessuno. E’ la dimensione totale della propria sensibilità. Da parte mia mi sto rassegnando al peggio, anche se con ottimismo.

23 Pomeriggio – Tea stamattina è tornata da Sara ed è tornata raggiante. L’ha liquidata. Ha saltato il fosso. Sono emozionatissimo. Partorirà senza ostetrica. Mi ha detto: ora siamo soli. E in questa semplice affermazione quanta forza! Ora sta venendo fuori finalmente la vera Tea. Grazie piccolo Arturo, hai messo tua madre con le spalle al muro, ed ecco che il topo morde il gatto.

Anche Tea è emozionata, ha preso la sua decisione, ora trepida, e io con lei: la nostra respirazione rimarrà imperturbabile quando la tensione salirà? Arturo, aiutaci. Confido molto in te.

Il piccolo in effetti si è riaperto a noi. E’ come se avesse detto: ben tornati, era l’ora. Quando Sara ha chiesto a Tea: ma perché vuoi fare tutto da sola? Tea ha risposto: per permettergli di uscire. Una risposta istintiva, che Sara naturalmente non ha capito. Sara non si è resa conto che offendeva la sensibilità di Tea e intralciava i suoi ritmi, e che quindi costituiva solo un problema. Le avevamo chiesto di rendersi disponibile a stare nei dintorni al momento del parto, e lei ha voluto avere un ruolo centrale. Tea ha cercato di mediare, ma aveva ragione Tsuda: le mediazioni sono una impostura buona per i rapporti sociali.         Naturalmente noi ci facciamo la figura dei bizzarri, dei mistici, degli sclerotici, e qualunque altra cosa gli altri vogliano vederci. Ma qualunque cosa succederà, non potremo dimenticare la splendida sensazione di essere tornati a noi tre e alla nostra storia, senza che nessuno possa dirci, per una volta, che cosa è che si fa e cosa no. Che meraviglia!

29 Dicembre

Eccoci qua, in una specie di terra di nessuno. Ogni giorno può essere buono, e noi ce li viviamo pigrottando nei dintorni, in modo da poter essere a casa nel giro di un paio d’ore. Il 24 ero al mercato, e verso le dieci sono tornato a casa a piedi, tanto per dare un saluto a piedi. E così ho visto passando un “affittasi” di un bel magazzino, ce lo siamo andati a guardare e ora siamo in contatto con la proprietà.

E’ una terra di nessuno perché secondo le tabelline ginecologiche il termine è scaduto, mentre io avevo pronosticato il 4 Gennaio. Naturalmente mi hanno preso abbondantemente in giro, come quando in Aprile avevo detto che era un maschio. Così era cominciato un gioco, e ora che Dicembre sta finendo il gioco si sta facendo più divertente, perché Tea, Ondine, Gino cominciano a dirsi: ma non è che quel fetido (sarei io) magari ci ha pure ragione? E naturalmente io faccio un po’ il santone, finché sono in tempo!

Tea inoltre comincia ad essere impaziente, vorrebbe che nascesse per non pensarci più. Per fortuna in questo momento siamo preoccupati per la nuova legislazione fiscale, che nel nostro caso è proprio una disgrazia, non solo perché ci provoca ulteriori problemi economici, ma anche perché ci obbligherà a impostare il lavoro in modo molto antipatico per noi. E’ davvero soffocante avere la sensazione che puoi sempre meno comportarti come ti pare. O che per farlo devi sobbarcarti di un sacco di noie, perché le amministrazioni “presumono” che se fai qualcosa tu la debba fare in un certo modo e non in altri. Vien propria voglia di andarsene in posti più selvaggi.  

5 Gennaio

Il 3 mattina ci siamo svegliati verso le quattro e Tea ha avuto le prime contrazioni. Le prime dolorose, come delle coliche renali, le successive meno, ogni dieci minuti. Tea ha visualizzato il dolore come la cresta di un’onda, se ci rimane a cavallo e si fa portare sono anche piacevoli. La contrazione parte dalla terza/quarta lombare e si diffonde verso il ventre, per poi andarsene.

Verso le dieci Tea ha avuto delle micro perdite di sangue. Di fronte al sangue Tea si preoccupa, e così ha telefonato a Pascal, che ora sta vicino ad Avignone, con le sue quattro figlie avute tutte in casa col solo aiuto di Laurent, il suo uomo. Dopo le telefonate Tea si è tranquillizzata, le perdite sono normalissime. Sembrava anche a me, ma sentirselo dire da una plurimadre ha tutt’altro impatto.

Poi nel primo pomeriggio grande calma, e le contrazioni si sono fatte risentire verso le sei. La sera ci siamo addormentati.

A mezzanotte Tea si è svegliata con contrazioni molto forti, tanto che si è messa a passeggiare. Da allora non la hanno pù lasciata. Verso le undici di questa mattina si sono rotte le acque, e verso le cinque era proprio sfinita. Allora le ho detto che era inutile fare gli eroi: aveva voglia di risentire Sara perché venisse a fare un controllo alla situazione? Tea ha accettato. Sara è venita subito. Si è accorta che la testa del piccolo era quasi affacciata, e così le ha fatto fare delle spinte vigorose in posizione accovacciata mentre io la sostenevo da dietro. E Arturo è nato doo pochi minuti, ale cinque e mezzo.

Tea ha avuto una discreta lacerazione delle labbra della vagina, con una forte perdita di sangue. Sara ha ritenuto opportuno darle qualche punto. Ho fatto il bagno insieme al piccolo. Sostenendogli la nuca lui si è disteso, e si è addormentato di colpo, tanto  che mi è proprio dispiaciuto svegliarlo uscendo dal bagno.

Arturo è nato piccolo, sui due chili e mezzo. E meno male! Altrimenti Tea chissà che spacco si faceva.

Abbiamo analizzato la placenta. Era in pessime condizioni (inarti), e con l’attacco del cordone ombelicale molto di lato. Quindi la nutrizione è stata fin da subito appena sufficiente, e questo spiega il peso di Arturo. E spiega anche la difficoltà che Tea ha avuto nel partorirlo. La placenta non passava correttamente le sostanze che avrebbero dovuto dare ad Arturo la spinta a nascere. Così Tea ha dovuto fare tutto da sola, e solo una quindicina di giorni dopo il termine.

Insomma, alle otto e mezzo era tutto finito e Sara se ne è tornata a casa. Con la raccomandazione di tenere Arturo bene al caldo per qualche giorno, perché comunque è debolino e il freddo lo costringerebbe a consumare ancora molto.

Infatti mi sono svegliato un’ora fa perché Arturo, nella sua culla, protestava. Non capivo bene che cosa gli succedesse, allora dopo qualche tentativo l’ho preso e me lo sono messo contro a pancia in giù, in modo che respirasse meglio e avesse più caldo. Aveva le manine gelate, ma quando gli si sono scaldate è stato subito meglio. Tea dorme come piombo, forse ha un po’ di febbre. Le ho messo al seno il piccolo per vedere se voleva poppare, ma non era quello, era proprio il freddo. Freddo si fa per dire, in casa ci sono una ventina di gradi. Ora li ho lasciati l’uno contro l’altro, mi sembra bene. Io sono sveglio, ora sono le una e mezza del 6 e mi sembra del tutto naturale vegliare un po’.

7 Gennaio

Sono le 4 del mattino. Tea ha finalmente fatto pipì, e spero che questo sia l’inizio del decoagulamento. Tea infatti è sempre più dolorante. Ha mal di schiena come durante il parto, si sente tutta acciaccata e la ferita le faceva sempre più male, tanto che era assolutamente terrorizzata di fare pipì. Così da una parte non voleva bere, dall’altra si tratteneva. E questo non permetteva certo alle cose di scorrere.

In tutto questo dolore non riesce assolutamente a sentire se ha veramente voglia di alzarsi, e quindi teme di mancare il momento giusto del riassetto del bacino.

Arturo ha una fame micidiale e si attacca al capezzolo anche attraverso la camicia. Stringe forte la bocca con una tecnica a tenaglia da far invidia a un granchio, e quindi già ora i capezzoli dolgono sul serio. Sente enormemente le differenze di temperatura e anche il solo fatto di posarlo su un panno per cambiarlo lo manda in bestia. Tra lo stare sotto le coperte accanto a noi e stare mezzo nudo sul panno ci devono essere un buon 15 gradi di differenza, ma come si può fare?

Anche per fargli il bagno c’è lo stesso problema. Devo pur spogliarlo, e quindi si va a 20 gradi. Poi ci immergiamo, e si va di colpo verso i 40. Strillo da scannatoio. Poi se la gode, ma arriva inelluttuabile il momento di uscire dall’acqua, e zacchete di nuovo a 20. Questa volta l’ho avvolto nell’asciugamano direttamente sopra la vasca e me lo sono tenuto appiccicato al corpo il più possibile. La protesta è durata molto meno. Poi l’ho portato da Tea direttamente nell’asciugamano, senza pannolinarlo né niente. E’ andata meglio. Temevo di lasciarlo nell’umido dell’asciugamano, ma quando dopo gliel’ho tolto per vestirlo un po’, direttamente sotto le coperte, Arturo e asciugamano erano completamente asciutti.

Questo bagno ha avuto il delizioso sapore dell’illecito. Infatti Sara mi aveva detto di non farglielo per non bagnare il cordone ombelicale (rischio di infezioni).

9 gennaio

Ieri Tea ha avuto la montata lattea e Arturo ha cominciato a dormire di più e più profondamente. Così Tea può lasciarlo per qualche ora senza problemi. Perché Tea nel frattempo si è alzata. Dopo un 36 ore ha avvertito quel particolare desiderio di alzarsi che segnala la chiusura delle anche. Non le è stato facile sentire il momento esatto perchè aveva dolore alle lombari e alla vagina, ma così ad occhio direi che l’ha azzeccata piuttosto bene.

Arturo ora sente meno gli sbalzi di temperatura, ha preso forza, comincia ad essere preciso nel segnalare il pannolino sporco e se facciamo errori nel maneggiarlo. Anche su di un paio di errori con la luce è stato vivace. Il cordone ombelicale sta per cadere.

Insomma, mi torna alla mente quella frase di Tsuda quando ci diceva: un neonato può essere fonte di infiniti fastidi o di infinita ispirazione. Sta a voi su che versante stare. E allora mi sono deciso a fare quello che avevamo pensato di fare, cioè di mettergli come secondo il nome di Tsuda: Itsuo.

Spero che un giorno mi chiederà qualcosa su questo strano nome che si ritroverà, in modo che potrò rispondergli che è il nome del migliore amico che abbia mai avuto, e che è stato anche il migliore amico della sua infanzia, e mi auguro che questo susciterà in lui qualche curiosità. Questo nome è la migliore eredità che posso lasciargli, e dio solo sa quanto tutti noi avremmo desiderato averne anche noi una così.

13 Gennaio

Quando ho detto in giro che Arturo è nato in casa e che io ho “partecipato”, ci sono state reazioni e commenti.

1- Il parto naturale è considerato una categoria particolare di parto.

2- Il parto in casa è una stupidaggine, dato che è così comodo partorire in ospedale.

3- Il parto in casa è un parto rischioso.

4- Voler fare tutto da soli è un atto di presunzione e di credersi onnipotenti.

5- Essendo rischioso non è un atto d’amore nei confronti del figlio.

6- Il fatto che l’uomo partecipi è l’ennesimo sopruso maschilista in quanto atto di potere nei confronti della donna.

7- E’ disumano che la donna soffra quando ormai si può evitarlo.

8- Il taglio cesareo permette una nascita più dolce.

9- Non va bene aspettare che il bambino nasca dopo i termini previsti dalle tabelle mediche.

  

5 Luglio

Arturo ha compiuto sei mesi. Ormai esce di casa. Sul suo seggiolino della bicicletta, ha imparato ad afferrare saldamente il manubrio ed affronta le curve inclinandosi come un vecchio motociclista.

Ha dei tempi di veglia precisissimi. Fa il pieno di sensazioni ed esperienze, e poi ci dorme sopra. Quando si sveglia le ha digerite, inglobate, ed è più grande, pronto a nuove avventure. Cresce in questa alternanza di conscio e inconscio, ora dopo ora.

Gli piace la compagnia umana, predilige le femmine. Può stare molto da solo, allenando il proprio corpo ad assumere posizioni nuove, guardandoselo e prendendone conoscenza.

Gli piace assaggiare cibi nuovi, anche se alcuni non li digerisce affatto e li elimina esattamente come li ha ingeriti. Morde e succhia la carne spappolandola, avventandocisi sopra con entusiasmo.

La luce intensa e i rumori secchi lo infastidiscono ancora molto ed è sensibilissimo alla velocità di approccio e al modo in cui viene spostato. Il cambio del pannolino è sempre stato un avvenimento speciale, in cui i vari movimenti che compongono l’operazione seguono il suo ritmo respiratorio, in una fusione dinamica che gli risulta tanto gradevole da provocare il riso e un intenso piacere.

A parte i primi giorni in cui ha dovuto abituarsi alla nuova alimentazione e lo stomaco ha iniziato la sua attività, non ha avuto nessun tipo di disturbo. Quando ha cominciato a muoversi con nuova forza nella muscolatura, è cascato qualche volta da poltrone e divani, ma solo un paio di volte ha mostrato di non avere gradito affatto, perché la velocità di caduta lo ha sorpreso. Non si è mai fatto male.

Non ha mai avuto bisogno di yuki. Vivendo con lui in tempo reale non c’è mai bisogno di riparare ad errori, di correggere a posteriori. Vivere così è terribilmente gradevole: il bisogno e il desiderio si manifestano e trovano soddisfazione. Se per cause di forza maggiore non è possibile, dopo la protesta pazienta.

Quando Arturo ha cominciato a farsi potenti biberonate di latte e miele e Tea non c’era, alle volte quando lui aveva fame il biberon non era pronto. E quindi Arturo manifestava un terribile disappunto. E così abbiamo imparato tutti e due. Io a sentire che in lui la fame si stava preparando, lui a riconoscere che io ero in ritardo ma che non era un problema. Così dopo un paio di volte riconosceva il biberon come oggetto d’uso e seguiva tranquillo l’operazione di riempirlo e portarlo a temperatura giusta. Sono convinto che se ne avesse la possibilità fisica ora potrebbe prepararsi il biberon da solo!

Ora si vede bene quanto sia stato importante che in questi mesi non sia stato forzato a subire shocs. Guarda il mondo con curiosità e senza apprensione alcuna. E’ nel suo centro e si espande gradualmente verso l’esterno inglobandolo. Ha salde radici nel suo essere e in quello che era prima di nascere. Non si sentono in lui strappi, buchi o smagliature. E’ un tipo davvero gradevole, molto dolce, preciso, attento e tollerante. Non dà nessun senso di ansia di doversi occupare di lui in qualche modo speciale, con la frustrazione di non essere mai all’altezza.

Né ci sembra di aver fatto alcun che di particolare. Certo, è nato in casa ed ha avuto un rapporto con i suoi genitori basato sulla respirazione, intuizione, fusione di sensibilità, in un’atmosfera di grande silenzio che ha permesso di cogliere sfumature sottili. Questo è sembrato molto particolare a chi ci ha frequentato un poco in questo periodo, ma non a noi che lo abbiamo vissuto come totalmente naturale.

Non so Tea, ma io sono completamente esterefatto della quantità di mostruose sciocchezze che saturano la testa della gente, che ormai sembra incapace di vedere cosa gli succede sotto il naso, preferendo macinare frasi fatte e immaginare. Alle prese coi neonati poi, sembra che gli adulti manifestino il massimo di delirante fantasia. Forse perché non esiste una vera possibilità di rimettere i piedi per terra, per mancanza di contraddittorio.

 Mi sembra che oggi nel campo della sensazione, dell’intuizione, dell’empatia, c’è uno zoccolo duro di idee sballate talmente potente da prevalere sulla mera partecipazione alla realtà.

Questa realtà, nel caso dei neonati, è palese, non è nascosta dietro la miriade di complicazioni che affliggono gli adulti. Un neonato è contento di vivere, la scontentezza la manifesta solo se ha fame, se è sporco, se è stanco, se è scomodo, se il suono, la luce, il movimento sono troppo forti o/e troppo veloci. Punto.

Non è difficile. Se non lo si intuisce subito, a imparare ci vuole ben poco, perché se sta male stai male anche tu, se sta bene stai bene anche tu. Un paio di sbagli ed è fatta, si impara subito.

              

              


 

Annunci

Una Risposta to “la nascita nel Seitai – una storia vissuta”

  1. Hendra Says:

    nice post

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: