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norito

gennaio 13, 2010

NORITO

Sono passati 30 anni da quando ho sentito per la prima volta un Norito. Un Norito è una invocazione agli dei, in lingua giapponese, credo in ambito Shinto. Ce ne sono molti; io ne conosco solo uno, quello che recitava Tsuda Itsuo Sensei in apertura della seduta di Aikido. Credo lo avesse imparato da Ueshiba Morihei Sensei, ma non ricordo bene.

Ricordo perfettamente invece l’effetto che mi fece sentirlo: la sensazione di essere arrivato, o forse tornato, a casa.

Quando ho cominciato a praticare la seduta di Pratica Respiratoria di Tsudo Itsuo Sensei per conto mio, non mi sono sentito a mio agio fino a che non imparai questo Norito a memoria, in modo da poterlo recitare anch’io. Quando ci riuscii ricordo che mi dissi: bene, ora possiamo cominciare a praticare davvero. E non ho più smesso 🙂

 http://www.youtube.com/watch?v=BbfnB8dCO2E (questo è il punto a cui sono oggi, agosto 2010)

 All’inizio della seduta di Pratica Respiratoria si fa, col bokken, una purificazione dello Spazio Interiore e di quello Esteriore, e poi si recita subito il Norito.

Trent’anni fa per me il Norito era il modo per sacralizzare il dojo, renderlo un luogo sacro in cui succedevano cose sacre. Così facendo la sensibilità cambiava, la Respirazione si approfondiva, il tempo e lo spazio assumevano una qualità particolare. La seduta diventava di una piacevolezza straordinaria.

Questo Norito si recita congiungendo le mani davanti al viso in un modo particolare, io lo chiamo un Mudra, dove rimangono fino alla fine. Non avevo assolutamente idea di cosa servisse questo Mudra, lo sentivo gradevole e potente, e quindi lo facevo per questo.

Nel contempo avevo fatto una piccola ricerca su una eventuale tecnica vocale da usare nella recitazione, perché il tipo di suono emesso da Tsuda Itsuo Sensei era dello stesso tipo di quello emesso nel teatro No, a cui il Maestro aveva dedicato una decina d’anni di pratica. Non ho trovato niente, ma a forza di far prove mi sono ricordato di una tecnica, credo indiana, che avevo imparato per la recitazione dei Mantra. Si fa “battere” il suono su quello che ho sentito chiamare “bulbo rachidiano”. A me funziona: la voce cambia, il timbro sento che è quello giusto, ha effetti sulla postura, la mente entra in una vibrazione particolare che crea un silenzio profondo.

Passano gli anni e Tsuda Itsuo Sensei muore. Dopo qualche tempo, recitando il Norito un pensiero appare nella mia mente, breve, preciso come un comunicato stampa: ora che il Maestro non ha più un corpo può insegnare meglio e di più di quando era in vita. C’è solo bisogno di sintonizzarsi sulla sua frequenza e ascoltare, l’accensione del canale di trasmissione viene fatta col Norito.

A questo punto la mia ricerca sul Norito, e la mia pratica ovviamente, richiedeva ulteriori approfondimenti. Cosa, dove cercare?

La mia preoccupazione è durata solo qualche anno, il tempo che c’è voluto perché la mia ricezione diventasse un po’ più fine. Un giorno il solito pensiero appare nella mia mente: dividi il Norito in tre parti e recitale nei tempi lento-normale-veloce del teatro No, del movimento del remo di Aiki. Così ho fatto varie prove, ho trovato la scansione che a me risultava ottimale, e da quel momento in poi la pratica del Norito è diventata molto più bella, e contemporaneamente la qualità dell’ascolto esponenzialmente più chiara.

FUTOMANI

Finché un giorno per la prima volta ho sentito che durante la trasmissione più “persone” se la ridevano tra loro: nella postazione emittente Tsuda Itsuo Sensei non era da solo.

Un “Secondo Personaggio”  indicò che era utile che praticassi Kototama per dare maggior respiro al Norito. Così sono partito dalla sillaba SU, che già praticavo per qualche minuto prima della seduta di Pratica Respiratoria, e mi sono dedicato anche alle altre vocali, trovando sequenze legate ai Tanden e al Canale Centrale, così che il Norito si rivelava anche una “danza” in cui vitalità e spiritualità eseguivano figure in divenire  senza fine. Una “danza di suoni” che dava precisione e risonanza ai movimenti di Aiki, la Danza Sacra, manifestazione dinamica corporea e gestuale del Kototama.

Il “Secondo Personaggio” ha manifestato una particolare approvazione per la sequenza SU – SI – SA – SE – SO, da praticare prima della recitazione del Norito e, se si pratica un gruppo, da mantenere durante la recitazione come un basso continuo.

Si è fatto allora vivo un “Terzo Personaggio”, che ha puntualizzato che se il corpo veniva usato come uno strumento musicale valeva la pena temperarne l’accordatura prima di intonare il Kototama, e ha proposto una serie di esercizi fisici per allineare la postura e stabilizzare il Loto. Ha indicato che la sequenza a terra messa a punto da Tsuda Sensei nella sua Pratica Respiratoria andava benissimo come traccia base, e ha suggerito come arricchirla. Tsuda Sensei e il “Secondo Personaggio” approvarono incondizionatamente e aggiunsero che allora sarebbe stato perfetto un Kiai di purificazione per fissare lo stato di unicità di corpo-mente. Allora si è fatta viva la sorridente “Maestra di Kiai” che ha suggerito di usare il Qwats dello Zen di Kamakura e il mudra IN per le mani, che da al Loto la conformazione del Pentacolo.

Post Scriptum

Quando fu pubblicato il fumetto Hikaru no Go, Shigeno Sensei ne fu entusiasta: le aveva fatto riaffiorare alla memoria il suo percorso di Insei con tutte le emozioni e le difficoltà di quel periodo. Il fumetto ritrae situazioni, luoghi e personaggi veri.

Ricordo che una volta le vennero perfino le lacrime a fior di pelle, si era proprio commossa. A me l’impianto della storia aveva ricordato il teatro No, in cui spesso una pièce inizia con l’apparizione a un viandante di uno spirito che racconta la sua storia, e così capitò di parlare insieme di cultura tradizionale giapponese.

Una volta a me sfuggì che anch’io sentivo in Aiki la presenza di uno Spirito Guida che mi insegnava molto. Shigeno Sensei ebbe un moto di contentezza e mi chiese molto seriamente se non potevo ricreare una situazione simile nel Go. Risposi che in Aiki le cose erano andate così senza premeditazione, che per il Go non era successo e non sapevo proprio come attivare consapevolmente un contatto.

Sono passsati una decina d’anni da allora, e adesso ci sono novità. Un giorno sento vivo il desiderio di mettermi in rapporto con qualcuno che avesse dedicato la vita al Go, ma come fare a cercarlo? La risposta è arrivata rapidamente: prendi il primo libro di Go che ti capita sotto mano e prova a contattare il primo nome che ti capita sott’occhio. Così ho fatto.

Ho chiesto al Personaggio se gli faceva piacere fare delle partite, cioè giocare con qualcuno usando me, proprio come nel fumetto di Hikaru no Go. Lui ha risposto di esserne lieto, e così abbiamo cominciato.

In queste partite io non sento una voce o vedo un ventaglio chiuso che mi indica che mossa giocare. Io ragiono con la mia testa e sono sempre io che prendo le decisioni e trovo le sequenze. Ma è anche vero che ho la sensazione di vedere più cose e mi ritrovo a impostare strategie nuove per me, e ad avventurarmi in situazioni ignote come il ko e il furikawari.

Per gli tsumego non ricevo nessun aiuto, ma nella ricerca dei tesuji avverto un invito pressante a cercare più a fondo. Il Personaggio mi ha richiesto quasi perentoriamente di introdurre ogni tanto un komoku in fuseki, e ne sono risultate partite molto più articolate di quanto pensassi di poter affrontare. Sono stato poi caldamente invitato a riprendere il riscaldamento prima di giocare, e la revisione delle partite è decisamente più interessante.

Ma il cambiamento forse più eclatante è che ora provo molto più piacere di prima a giocare, e a volte lo desidero intensamente. Forse sono perfino un po’ migliorato. All’inizio vincevo solo con nero, ora ho un rating di circa il 50% con bianco senza komi.

Dell’ultima ora è il suggerimento di usare la partita di Go per rasserenarmi quando mi incupisco, e, quando sono in questo stato, di giocare e dormire prima di prendere decisioni. Il Personaggio considera la partita come un atto di purificazione interiore, cioè un tempo dedicato all’armonia e alla verità.

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In questa partita scelgo consapevolmente di provocare combattimenti. Ne pago le conseguenze perdendo lo tsumego di destra e cerco di rientrare in gioco con il Ko a sinistra. Sono dovuto andare in bagno più volte e alla fine ero fradicio di sudore, ma dopo la partita mi sono sentito molto più leggero e sereno.

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