terapia e seitai

La terapia è “quella parte della medicina che tratta della cura delle malattie”. Chi è il terapista? “E’ colui che applica particolari metodi di cura”. Che cos’è la malattia? “La malattia è lo stato patologico per alterazione della funzione di un organo o di tutto l’organismo”. Che cosa si intende per curare? “Curare è sottoporre un malato o un ferito ai trattamenti necessari per guarirlo”.

Perché si possa parlare di terapia, dunque, bisogna che la malattia sia già insorta e che il malato venga sottoposto a quei particolari metodi di cura che sono necessari per guarirlo. Fare terapia, dunque, è una attività ben precisa che fronteggia, in un momento “a posteriori”, un evento già verificatosi. E’ una attività sostanzialmente equiparabile ad una riparazione, quando non si limita alla sola rimozione del sintomo doloroso.

L’osservazione “a posteriori” è tipica della “forma mentis” occidentale, quella che ha prodotto la scienza così come oggi la conosciamo nel mondo intero. Questa forma mentis ha prodotto anche l’approccio scientifico alla salute, le cui caratteristiche sono:

1- la malattia altera un organo o un organismo come se fosse una entità a se stante 2- di fronte ad una certa malattia si interviene con il trattamento previsto, o se si è di fronte ad una malattia sconosciuta, si iniziano le ricerche per trovarne la cura.

La guarigione, in questo modo, è un processo di causa ed effetto, discendendo direttamente dall’applicazione del trattamento. Individuato il rapporto tra malattia e cura, si possono suddividere le malattie e le cure in categorie omogenee, si possono fare delle casistiche e delle statistiche dei risultati, etc.

Questo è, a grandi linee, il significato lessicale del termine terapia e il suo ambito culturale e operativo, chiaro e indiscusso fino a quasi tutto il diciannovesimo secolo. Col ventesimo secolo, però, questo concetto di terapia si è trovato alle prese con una nuova situazione, cioè con la “scoperta” della psicosomatica: i fenomeni psichici hanno ripercussioni sull’organismo, possono provocare malattie organiche.

Che cosa sono i fenomeni psichici? Questa domanda è praticamente senza risposta in termini scientifici. Il termine psiche deriva dal termine greco “psiché”, che deriva a sua volta dal verbo “psichein”, soffiare. Tutti usiamo disinvoltamente il termine psiche e crediamo di sapere perfettamente a cosa ci riferiamo, ma il suo significato è del tutto vago. Accettiamo che una malattia organica possa essere causata da un fenomeno psichico, possiamo osservarla “a posteriori”, ma quando ci troviamo ad analizzare i rapporti di causa ed effetto tra fenomeno psichico e disordine fisico il processo mentale di analisi si inceppa, perché la causa non è scientificamente oggettivabile.

Nell’ambito della medicina psicosomatica, dunque, a rigor di termini la parola terapia non potrebbe essere più usata per mancanza di individuazione di parte dei suoi elementi compositivi. Ci vorrebbe una parola nuova, ma siccome la “forma mentis” non è cambiata, l’atteggiamento terapeutico è rimasto immutato, e con lui il termine terapia. Questa osservazione è molto importante perché volendo far confluire nella terapia anche i fenomeni psichici, ci ritroviamo in una posizione estremamente confusa che fa perdere di significato al termine terapia.

Per esempio la psico-terapia è definita come cura dei disturbi mentali e dei disadattamenti attraverso una tecnica psicologica fondata sul rapporto tra medico e paziente. Evviva l’elasticità, ma se vi venisse proposta una terapia “fondata sul rapporto tra medico e paziente” per curarvi anche solo una semplice carie dentale che vi sta facendo vedere le stelle, voi come reagireste? Le parole sono importanti, hanno una loro energia che determina il corso degli avvenimenti.

Facciamo un esempio assurdo e giochiamo col termine “automobile”. Con esso oggi ci riferiamo a un oggetto preciso. Ma l’“auto-mobile” si chiama così perché è una carrozza che non è più trainata da animali, si muove “da sé”. Ma anche gli esseri viventi sono auto-mobili! Arriverà un giorno in cui le professioni del medico, del veterinario e del meccanico coincideranno?

Con il termine terapia ridotto a questa perdita di identità, sempre nel novecento l’Occidente si è trovato ad entrare in contatto con altri approcci alla salute, molto diversi dai suoi, segnatamente con quelli di matrice orientale. E in questo confronto i nodi sono venuti al pettine, perché, accanto a tecniche riconducibili alla nostra “forma mentis” terapeutica, l’Oriente ha sviluppato tecniche che con la terapia non hanno niente a che spartire. Ma siccome l’Occidente aveva a disposizione solo il termine terapia, le tecniche orientali sono finite, con le buone o con le cattive, nel calderone della terapia.

Questo fenomeno ha avuto scarsa rilevanza fino a che il confronto si è giocato sul piano della curiosità intellettuale, ma quando in Occidente si è incominciato a mettere in pratica le tecniche orientali chiaramente non terapeutiche forzandole ad essere anche loro delle terapie, allora è cominciato il loro snaturamento.

E’ stato un fenomeno molto complesso. Da una parte la “forma mentis” che ha prodotto la scienza occidentale ha invaso l’Oriente, che, in campo medico, è rimasto abbagliato dalle nostre conoscenze anatomiche e farmacologiche, nonché dai veri e propri risultati positivi della nostra terapia. Nell’arco di qualche generazione si è verificata una forte occidentalizzazione e una sorta di sudditanza psicologica che ha relegato in secondo piano le culture locali. Dall’altra le originali tecniche orientali sono dovute entrare in competizione con quelle occidentali, confrontandosi sui risultati.

Ma questo confronto non è possibile, perché se è vero che entrambe hanno come scopo lo star meglio, è anche vero che che in Oriente si pensava molto di più allo stato di salute prima che si deteriorasse, puntando sul semplice fatto che una malattia insorge più facilmente in un mente-corpo debole e disequilibrato che in un mente-corpo forte e armonioso.

Queste considerazioni, forse un po’ noiose, sono molto importanti, perché il Seitai non è un sistema terapeutico, ma un “metodo” per mantenere il mente-corpo al suo massimo di efficienza e in condizioni ottimali per rispondere correttamente agli stimoli dell’”ambiente” nel senso più ampio del termine. Se siamo in questo eccellente stato psico-fisico, molte delle nostre attività organiche oggi etichettate come malattie diventano “magicamente” importanti fluttuazioni che, anzi, mantengono e promuovono la salute. Un uomo sano è un uomo pieno di vita, il cui corpo, mente e ki sono forti.

Ciò che in un corpo vivente non è usato, o viene inibito, si indebolisce. Per avere gambe forti bisogna camminare e correre, per imparare bisogna concentrarsi ed esercitarsi, per raggiungere un obiettivo bisogna perseverare e superare ostacoli. La nostra vitalità è potente se rimaniamo in movimento, se ci “usiamo” pienamente in qualunque situazione e ad ogni età, dando fondo alle nostre energie. Non sarà sedendosi e aspettando di essere forti che lo saremo. Non sarà mettendosi a riposo che automaticamente troveremo nuove energie.

Questo vale anche per le funzioni preposte a mantenere il corpo in salute. Esse si fortificano svolgendo il loro compito. Ne consegue che più l’uomo le inibisce più esse si indeboliscono, ovvero, paradossalmente, meno l’uomo si ammala più è esposto ad ammalarsi sempre più gravemente. Non è un caso che persone così dette di salute cagionevole vivano fino a tarda età e muoiano nel loro letto, mentre persone che non hanno mai niente, con una “salute di ferro” abbiano all’improvviso un brutto male che se le porta via in qualche mese.

L’uomo convive con infinite altre forme vitali, tutte potenzialmente patogene per lui, se la sua vitalità è debole. Più ci si indebolisce, più nemici si hanno. Perfino ciò che normalmente fa bene al nostro corpo può diventare nocivo quando si è debilitati. Il punto non è trovare il modo di difendersi sempre si più, ma di essere forti. Per essere forti in salute bisogna che almeno le malattie più comuni abbiano il loro corso naturale, perché la malattia è l’allenamento organico necessario per mantenersi sani.

Anche la mente ha il suo ruolo nel mantenere il corpo in salute. La linea di pensiero per cui la malattia è comunque un male da evitare, un nemico da combattere ad oltranza ci rende fragili e col tempo ci porta inevitabilmente a scambiare per malattie anche reazioni organiche salutari, come la febbre, il vomito e lo starnuto.

Questo non è il modo di pensare di un uomo pieno di vita, ma di un individuo impaurito, o succube della equazione mentale salute = assenza di malattia, imperante nelle nostre società in cui si confonde la salute del singolo con la salute della popolazione. La chiave della salute sta nell’avere un sistema immunitario estremamente vitale, come è normale che sia se gli permettiamo di allenarsi.

Il sistema immunitario fa parte del sistema nervoso involontario, quello cioè che sovraintende al buon funzionamento dell’organismo. Il sistema nervoso involontario è indissolubilmente legato alla colonna vertebrale, lo stato dell’uno dipende da quello dell’altra e viceversa. Intervenire sulla spina dorsale, cioè sulla postura, permette di stimolare il sistema nervoso involontairo, e quindi rimettere in moto tutti i processi organici, tra cui quelli che sovraintendono al mantenimento della salute.

http://www.youtube.com/watch?v=oY7TPKlDdLc


 

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