tributo ad Ai Ki – con infinita gratitudine

Fiore di Ciliegio

 

 

 

Akido significa letteralmente “Via del Coordinamento del Ki”. Non esiste un vocabolo equivalente a “Ki”, termine fluido e complesso che, nel quotidiano, è legato alla sensazione e all’intuizione. [1]

Per esempio: una persona fa mostra di esserci amica, ma noi sentiamo di non poterci fidare. Un posto ci fa sentire a nostro agio mentre un altro no, apparentemente senza motivo. Avvertiamo che sta per succederci qualcosa. Un’azione intrapresa senza Ki difficilmente trova compimento. Quando il “Ki si rompe” (dis-trazione) è facile ritrovarsi a fare ciò che non vogliamo e a fuggire da ciò che desideriamo veramente. Quando il Ki è debole o sia fa “catturare” (attenzione catturata) rimaniamo invischiati nei problemi.

“Coordinare il Ki” significa diventare consapevoli di questa forza invisibile ma onnipresente che si muove in noi e tra di noi, significa imparare a sentirla, assecondarla, usarla, mobilitarla. È un lavoro di armonizzazione a livello personale [2] da sperimentare con gli altri, in modo da avere conferme e insuccessi “sul campo”, in tempo reale.

Se il coordinamento non riesce non ci sono aggiustamenti possibili, ci si può solo riprovare ripartendo da zero. [3]

L’Aikido è l’eredità lasciataci dal Maestro di Arti Marziali Ueshiba Morihei (1883 – 1969) che vi ha dedicato la vita. La sua storia è straordinariamente simile a quella dei grandi Kenshi [4], i Maestri di spada giapponesi che avevano raggiunto il livello della non-mente, cioè erano capaci in duello di passare attraverso la morte senza uccidere, senza essere uccisi. La loro spada era fonte di Vita (katsujin ken, spada che resuscita).

Il messaggio che Ueshiba Sensei ci ha lasciato è: l’Aiki (il Coordinamento del Ki) è Amore. Esso ha le sue Leggi [5], e chi vi si discosta ha perso in partenza.

Chi nella sua vita ha “realizzato” l’Aiki quando viene attaccato non ha che da essere come l’Eco Montano che accoglie e riverbera indiscriminatamente qualunque suono si produca, e l’attaccante si ritroverà a combattere contro il disordine che lui stesso ha creato nelle Leggi dell’Amore. Non può esistere combattimento in queste condizioni.

L’Amore di cui il Maestro Ueshiba Morihei ha dato testimonianza, naturalmente, non è il “sentimento di amore”, ma la filigrana spirituale di questo Universo, il suo meccanismo intrinseco di coesione e di crescita. [6]

Curiosamente alcuni filoni di ricerca della Fisica Subatomica sono arrivati ad una conclusione molto simile studiando il comportamento dell’elettrone [7]. Queste scoperte scientifiche possono aiutarci ad aprire la mente quando ne veniamo a conoscenza, ma niente vale quanto il vissuto.

L’Aikido è concepito proprio per metterci in situazione, constatare di persona, allenarsi e fare il proprio pezzo di strada. È ciò che viene chiamato “filosofia pratica”, una concreta possibilità di apprendimento spirituale che la supera la divisione occidentale tra corpo, mente e spirito. [8]

Niente “sentito dire”, niente adesioni ideali al pensiero altrui, nessuna fede in enunciati di principio, niente aggiustamenti intellettuali per essere sempre “in linea”.

In Aikido “si fa”, e le conseguenze dei nostri atti non possono essere intorbidate da argomentazioni tendenziose, sono la diretta conseguenza, anzi coincidono, con lo stato della nostra respirazione. Chi non ne vuole prendere atto si chiude la porta in faccia, ma prima o poi sarà stufo di avere il viso tumefatto dai lividi e comincerà  ad essere gentile con se stesso.

L’Aikido ha le sue radici nello Shinto, sinonimo di “kami nagara no michi” (Cammino che gli dei hanno seguito). Ne conserva la sensibilità per il mistero dell’energia latente in tutti gli esseri della natura. Ne usa le antiche tecniche di purificazione del Ki.

La pratica consiste nel collocarsi in un “luogo spirituale” chiamato Ameno Ukihashi (Ponte Fluttuante Celeste) e nel rimanervi in una condizione di ascolto. Questo luogo, come un Tanden (Risaia del Cinabro), è fisicamente inesistente, ma assolutamente reale. È questo Ponte che gli Dei imboccano per scendere sulla Terra, e gli uomini che trovano il modo di recarvisi possono incontrarli.

In questo “luogo spirituale” ci si allena a visualizzare e ad eseguire le forme della respirazione e a passare dall’una all’altra. In esso il processo di apprendimento che ne deriva avviene per salti qualitativi, per rivelazione, per trasmissione. In Ameno Ukihaschi mente corpo e sentimento sono all’unisono, fanno da cassa di risonanza l’un l’altro.

In questa condizione è spontaneo, se non addirittura inevitabile, lavorare facendosi guidare dal Ki. I rapporti di causalità e di spazio-tempo si fluidificano, a causa delle visualizzazioni [9] si aprono a nuove possibilità. Per usare una terminologia taoista, “entra in gioco” il Tan [10] con i suoi processi di trasformazine alchemica.

Una seduta di Aikido è piuttosto complessa, ma il percorso che segue è quello che fa il Ki per darsi una forma, quindi è sostanzialmente unico. Il Ki primigenio, oscuro, inconoscibile “si fa suono”, entra in uno stato vibrazionale in cui è “in potenza”, alla fine si manifesta iun una forma destinata ad evolversi in un’altra per quel tempo che noi chiamiamo “infinito”. Naturalmente queste sono solo parole di una lingua occidentale.

La seduta inizia con una espressione sonora (Norito) http://www.youtube.com/watch?v=BbfnB8dCO2E , ripercorre il tragitto Caos –Creazione (le Vibrazioni dell’Anima) http://www.youtube.com/watch?v=7FaHlyJaRnw , si sofferma su una serie di esercizi per “Centrarsi nella Respirazione” e sensibilizzarsi al movimento del Ki, termina nella forma (le tecniche di coordinamento del Ki tra i praticanti).

Onnipresente sia nella pratica solitaria che in quella di interazione è l’abbinamento tra gesto, respirazione ventrale e visualizzazione. Per esempio, alzando le mani si inspira e si visualizza il fuoco, in uno stadio più “avanzato” il quadrato. Chinandosi a terra si espira e si visualizza l’acqua, in uno stadio più “avanzato” il cerchio. Entrando nella sfera d’azione del compagno si inspira visualizzando di essere triangolo. Ogni serie di movimenti inizia a sinistra con una inspirazione, visualizzando di unirsi. [11]

Praticando in questo modo ci si risveglia alla realtà del Ki e si prende coscienza del ruolo che esso gioca nella vita. E non è difficile ritrovarsi all’inizio della “Via che hanno seguito gli dei”, e decidere di imboccarla.

Una seduta di Aikido consiste nel compiere un tragitto ben preciso. Ci si pone al Centro dell’Universo, all’inizio del Cielo e della Terra, e gradualmente si torna all’interazione tra esseri umani. Si ripercorre così l’ordine di “apparizione” delle cose: Universo, Cielo e Terra, Uomo.

La pratica comincia quindi con un balzo improvviso nella dimensione del Sacro, ed è da questa dimensione che ricaliamo passo dopo passo nel contesto quotidiano. A prima vista sembra una operazione impossibile, ed in effetti l’Aikido è una pratica impossibile, ma non c’è scelta: nel mondo della Respirazione si entra solo con un salto incomprensibile alla nostra mente razionale.

Il buon senso, la nostra esperienza di apprendimento ci indicano come logico un percorso graduale di studi che va dal facile al difficile, dal semplice al complesso. Ciò va bene per imparare a usare uno strumento o una tecnica, per conoscere una materia o una dottrina sempre più a fondo.

Non è così in Aikido, perché il Ki non è uno strumento o una dottrina da imparare. Il Ki è un quid preesistente alla forma, il suo bisogno di vivere precede la froma che si dà. Una seduta di Aikido è in sintonia con questa “cronologia”: prima il Ki, poi l’azione umana.

Quindi noi non facciamo quello che si fa di solito: non iniziamo a studiare delle cose “facili” per poi poter affrontare quelle più “difficili”, ma entriamo fin da principio nel mondo del Ki e poi lo studiamo dall’interno. Se non ci riusciamo subito, possiamo approfittarne per stare a guardare come si muovono gli altri, come se fossimo sul bordo dell’acqua ad osservare cosa fa chi è già dentro.

L’Aikido è lo studio delle Leggi Gravitazionali dell’Amore. Allora noi prima saremo Amore, poi ci alleneremo a tradurre in azione le sue Leggi intrinseche.

Sarà la sensazione di sgradevolezza causata dallo scarto tra ciò che sentiamo vero in potenza e ciò che riusciamo a mettere in pratica ad essere la nostra principale Maestra. È questa sensibilità che deve tornare a fiorire.

In altre parole la seduta di Aikido è concepita per creare un “luogo”, chiamato poeticamente Ponte Fluttuante Celeste, in cui l’azione è la manifestazione del Ki. In questo “luogo” il motore del movimento è la respirazione che si espande dal Kikai Tanden verso le Otto Direzioni del Quadrato e si serve del Cerchio per mantenere l’unità e la simultaneità di corpo-mente-sentimento. Il praticante è il mozzo della ruota, collocato al Centro del Quadrato e del Cerchio, piantato tra Cielo e Terra. [12]


[1]Da Aristotele in poi, la scienza in Occidente è solo scienza del generale: sfugge, in un ambito culturale improntato allo spirito di sistema, la comprensione della particolare e indefinibile verità che riguarda l’individuo.

Il Maestro Tsuda tenta di accostarsi a questo problema vago e fluido nel contesto stesso delle idee cristallizzate dell’Occidente. Porta come testimone il termine giapponese Ki, del quale non esiste in alcuna lingua europea l’equivalente, che pure esiste in tutte le altre culture. Il termine sanscrito Prana ne è un esempio. Il Ki è inafferrabile e indefinibile, pur essendo diretto, immediato e preciso. Ed è allo stesso tempo respirazione, intuizione, sensazione, spontaneità, movimento, azione, premonizione.

È esistito un tempo in cui, senza dubbio, anche l’Occidente ha conosciuto questi aspetti: lo testimoniano parole come pneuma, psyche, spiritus, anima. Il maestro Tsuda vuole gettare una nuova luce sul rovescio della medaglia che l’Occidente ha ufficialmente ignorato con sdegno.

Dal retro di copertina del volume “La Scienza del Particolare” – Ed. SugarCo

[2] Il segreto dell’Aikido è di armonizzare noi stessi con il movimento dell’Universo e portare noi stessi in accordo con l’Universo stesso. Colui che ha guadagnato il segreto dell’Aikido ha l’Universo dentro di sé e può dire: “Io sono l’Universo”.

Non sono mai sconfitto, per quanto rapidamente il nemico possa attaccare. Non perché la mia tecnica sia più rapida di quella del nemico: non è una questione di velocità. Il combattimento è finito prima che sia cominciato. Quando un nemico cerca di combattere con me, che sono l’Universo in persona, deve rompere l’Armonia dell’Universo.

Proprio nel momento in cui ha l’idea di combattere con me è già sconfitto. Non esiste nessuna misura di tempo, rapido o lento.

L’Aikido è Non-Resistenza. Poiché è Non-Resistente è sempre vittorioso. Coloro che hanno una mente pervertita, una mente di discordia, sono sconfitti dall’inizio. Allora, come potete correggere la vostra mente pervertita, purificare il vostro Cuore ed essere armonizzati con le attività di tutte le cose della Natura?

Dovete anzitutto fare vostro il Cuore di Dio. Esso è un Grande Amore, Onnipresente in tutti i luoghi ed in tutti i tempi dell’Universo. Non vi è discordia nell’Amore, non vi è nemico nell’Amore. Una mente di discordia, che pensa all’esistenza di un nemico, non può più coesistere con la volontà di Dio.

Coloro che non sono d’accordo con questo non possono essere in armonia con l’Universo. Il loro Budo è quello della distruzione, non è costruttivo. Perciò competere in tecniche, vincere e perdere, non è il vero Budo. Il vero Budo non conosce sconfitta. “Mai sconfitto” significa “mai combattere”. Vincere significa vincere sulla mente di discordia in voi  stessi: questo è per portare a compimento la Missione affidatavi. Ciò non è mera teoria. Praticatelo, allora potrete accettare il Grande Potere di essere Uno con la Natura.

Ueshiba Morihei Sensei

[3] Siete a tal punto distratti nel momento dell’attacco avversario che, allorché reagite con la vostra difesa cosciente, calcolata, agite troppo tardi. La vostra azione, che ai vostri occhi sembra rapida, è già divenuta un passato compiuto, e la vostra speranza di proiettare il vostro avversario è una falsa visione verso un avvenire che non si è ancora manifestato.

Non essendovi stabiliti fermamente nel Centro della vostra Sfera, l’Istante Presente vi sfugge, poiché non avete saputo rendervi maestri del “Momento”. Poiché non è centrata nell’Hara, la vostra energia svanisce nel Tempo, nella “Durata”.

L’attacco e la difesa sono così strettamente legati nell’Aiki che è impossibile intercalare tra essi un capello. Se battete le mani il suono esce nello stesso istante. Se sfregate una selce la scintilla brilla immediatamente.

Voi fallite perché non siete semplicemente selce. Non siete nemmeno le vostre mani: mani e selce non pensano! Per vincere risvegliate l’Intuizione. Quando si è compreso che bisogna agire nel Momento Presente, attaccare e difendersi è tutt’uno. Il presente si manifesta quando il passato non è più e quando il futuro non è ancora.

Come agire quindi al “Presente”, come padroneggiare questo “Momento” così prezioso che, appena nato, è già sparito? Se si vuole afferrarlo ci sfugge, ed è perché vogliamo accaparrarlo che diventa inafferrabile. Solo dei rari esperti, nel corso dei secoli trascorsi, hanno potuto afferrare il “Presente” nel combattimento. Essi erano incessantemente in contatto con l’Eterno Presente che non conosce né passato né futuro.

Questo “Presente” così difficile da concepire e da raggiungere, lo sfiorate senza tregua nella vita di ogni giorno, ma vi sfugge ad ogni “Istante” poiché non siete mai Presenti al “Presente”. Il “Presente” è un lampo che bisogna afferrare in un’azione di Qualità, aderendo pienamente all’Energia del Ki.

Ueshiba Morihei Sensei

[4] In un giorno di primo autunno Tajima ritornò a Iga, la piccola città castello dove era nato e dove aveva compiuto i primi studi. Si inchinò profondamente  davanti ad Urayama (il suo Maestro) e agli altri Kenshi. Gli chiesero, come era usanza quando un samurai tornava dalle sue peregrinazioni, di dar prova della sua valentia. Tajima raccolse un bokken e si preparò.

La differenza fu a tutti evidente. La sua tecnica era molto più sicura, e si muoveva simultaneamente  al suo avversario. Non c’era modo di sorprenderlo. Nello stesso momento in cui arrivava il colpo, Tajima era pronto a rispondere e lo parava.

L’avversario veniva annientato dalla forza stessa del proprio attacco. Tutti, persino il vecchio Yugoro, videro che Tajima era diventato un vero Kenshi.

Tajima invece non era d’accordo. Certamente non era conscio di sé e non si preoccupava più dell’uomo di fronte a lui. Eppure egli sentiva che non era ancora abbastanza. Questa stessa mancanza di osservazione, questa noncuranza, erano diventate una preoccupazione. Era il momento di affrontare la sfida di far proprio questo stesso concetto di noncuranza. Più si sforzava di dimenticare se stesso e di dimenticre l’uomo davanti a sé, più restava vincolato al pensiero di dimenticare.

Non c’era alcun dubbio sul fatto che Tajima non perdesse più un incontro, ma egli sapeva di non essere ancora un Kenshi. Non perdere un incontro non era che l’inizio. Essere un Kenshi era molto di più. Tajima sapeva di essere ancora bloccato come quando osservava se stesso, come quando osservava l’altro. Osservare se stesso, osservare gli altri: tutto questo non era diverso dal fatto di osservare se stesso nel tentativo di evitare di osservare se stesso e gli altri.

Così, durante il grande freddo, Tajima si mise un’altra volta in viaggio. Questa volta lasciò dietro di sé la spada con il suo fodero. Un samurai senza una spada non è più un samurai, e così, mentre attraversava nuovamente le pianure, Tajima si lasciò alle spalle ogni cosa riguardante se stesso.

[5] L’Aikido non è nient’altro che una manifestazione dell’Amore. L’Universo, creato dall’Amore, contiene la forza infinita che permette a tutto ciò che egli ha seminato di crescere e prosperare. Ho dato il nome di Aiki alle numerose leggi dell’Universo, prodotti dell’Amore, che tessono questa meravigliosa tela che è la Vita sulla Terra. Il compito dell’Aikido è di compiere una missione di compassione, di proteggere tutte le forme di vita e di vegliare sul loro sbocciare.

Lo Spirito Infinito e l’amore sono le sorgenti della Vita. L’aikido è anch’esso una sorgente, un cammino conducente all’Armonia dell’uomo con l’Universo. Eseguendo il principio dell’aiki di unione con i Kami e riportando l’umanità alla Natura noi parteciperemo a questa ricerca infinita della perfezione, metteremo fine al male, alla sofferenza: è la missione vitale che ci affida l’Universo. Le forme cosmiche appaiono nel corpo umano. Dobbiamo imparare a scoprire l’Universo che è in noi e scorgervi i principi sacri di equilibrio e di Amore.

L’Universo fabbrica costantemente un mosaico di forme: ciascuna è una manifestazione della sua pienezza, ciascuna è in equilibrio perfetto con tutte le altre. Come l’Universo esprime l’Amore in numerose maniere, così noi dobbiamo esprimere l’equilibrio e l’Armonia dinamica dell’Universo attraverso le nostre relazioni. L’Universo potrà così penetrare il corpo e lo spirito e nutrirli di una Vera Forza.

Ogni cosa nell’Universo proviene da una sola e medesima sorgente. Ogni cosa sulla Terra è l’espressione dell’Amore universale. Il Cuore dell’Universo batte in armonia con la creazione e rispetta la sua grandezza. Sforziamoci  di comprendere il ritmo di questo battito che ci apporta Armonia ed equilibrio.

La missione dell’aikido segue lo stesso cammino d’amore universale. Il suo insegnamento è quello dei Kami, i suoi principi sono le leggi naturali che generano tutti gli elementi della Vita sulla Terra. Esso ha come funzione di congiungersi al Cuore dell’Universo e di donare l’Amore.

Ueshiba Morihei Sensei

[6] L’Aikido del Maestro Ueshiba era di “conciliazione”, di comuncione con l’Universo. Sentivo una assoluta sobrietà nella sua personalità, nel suo comportamento, nella sua tecnica. Era anche inafferrabile quanto un fenomeno naturale. Era inattaccabile come l’aria, e chiunque lo attaccasse veniva trascinato via nel suo turbine.

Egli si staccava dagli uomini. Lo diceva lui stesso. Una simile dichiarazione poteva essere compatibile con la Via dell’Amore? Ho capito che l’Amore di cui parlava non era a livello di affetto personale, perché, a contaatto con lui, ero stato assorbito in una dimensione incommensurabile sulla scala umana.

Evidentemente una taleconcezione dell’Aikido è inaccessibile ai comuni mortali. È infinitamente più facile spiegare il “consolidamento”. È comunque più logico dare un obiettivo da raggiungere, con la promessa di una accresciuta efficacia, in termini accessibili a tutti.

Anche se si comprende e si accetta l’Aikido come la Via della Comunione con l’Universo, ciò sarà sul piano puramente “spirituale”. Fintanto che si è alle prese con difficoltà reali, lo spirito cede il posto all’aggressività meschina.

Itsuo Tsuda – La science du Particulier – Ed. Le Courrier du Livre

[7] Non si tratta più di una opinione filosofica se si dice che l’elettrone è portatore di Spirito. Per i fisici bisognava stabilire delle equazioni matematiche per constatare il fatto. Se l’elettrone è portatore di Spirito, bisognerebbe poter calcolare direttamente i fattori di scala che intervengono nella nostra rappresentazione dll’Universo, con l’analisi della sua struttura.

Effettivamente hanno trovato in questo mondo interno dell’elettrone tutti i dati fisici che fino ad allora si era creduto appartenessero solo al mondo esterno, quali la velocità della luce e tutte le costanti fondamentali della fisica.

Il notro corpo è composta da miliardi di elettroni che sono portatori di psiche. Come è possibile che questi miliardi di elettroni-eoni coabitino in uno stesso corpo, in buon vicinato, per realizzare una unità che sono “io”?

Ogni sferetta eonica contiene in sé un fascio di luce che le permette di comunicare con gli altri eoni e con il mondo esterno per mezzo di azioni a distanza. Questa luce porta informazioni psichiche, le memorizza e ragiona su di loro, come farebbe una mente umana.

Ecco che l’elettrone, invece di essere una particella puramente fisica, è diventato eone, fattore psichico e spirituale.

Questi miliardi di eoni che compongono il nostro corpo non sono lì come i granelli in un mucchio di sabbia. C’è una unità che si coordina intorno ad un “eone unico”, proprio come in una orchestra c’è unità intorno al direttore che coordina l’azione di tutti i musicisti. È questo “eone unico”, chiamato “eone distinto” secondo la terminologia della teoria degli insiemi, che costituisce il nostro “io”. Il che equivale a dire che gli altri eoni sono di provenienza divera, minerale, vegetale e animale.

La fisica ha scoperto molte altre particelle elementari, ma esse hanno spesso vita effimera, per esempio qualche miliardesimo di secondo. L’elettrone, alias eone, invece è immortale. La sua esistenza rimonta all’inizio dell’universo che è stato, si stima oggi, 15 miliardi di anni fa, e durerà quanto l’universo.

Non vale la pena quindi di darsi da fare per gli onori accademici. Anche se siete illetterati e sordomuti, siete già immortali e per sempre (…)

L’uomo non è più un essere isolato, geloso delle sue prerogative per il fatto di piazzarsi in cima alla gerarchia che ha inventato, eppure timoroso del proprio annientamento. L’uomo si bagna nell’Universo fin dall’inizio, fa Uno con esso.

Itsuo Tsuda – Face à la Science – Ed. le Courrier du Livre.

[8] Nel corso della storia innumerevoli professori di religione e di filosofia hanno portato il loro messaggio di Verità e parlato del potere ultimo dell’Armonia. Ma com’è che coloro che hanno condotto una lotta accanita contro l’armonia, servendosi della forza distruttrice del Budo, ne sono usciti vittoriosi?

Rari furono i professori e i filosofi che seppero esprimere questa Verità con tutto il loro essere. Le loro teorie, formulate solamente con delle parole, non potevano educare lo spirito. La Verità non è logica.

Per scoprirla e raggiungere questo potere ultimo bisogna intraprendere tre forme di allenamento simultaneo: per essere in Armonia con i movimenti dell’Universo bisogna esercitare lo Spirito e il Corpo, e allenare il Ki, la forza dell’anima che unisce Corpo e Spirito.

Se lo Spirito è in armonia con l’Universo le parole lo devono essere anch’esse e non fare che uno con i Kami. Poi i movimenti del corpo devono armonizzarsi con le parole: è il segreto che il Budo mi ha insegnato. Mi sono reso conto che Corpo e Spirito devono essere uniti tramite il Ki prima di unirsi all’Universo.

È grazie a questa miracolosa funzione del Ki che Corpo e Spirito possono unirsi; con l’allenamento comprenderete la Verità Universale, il vostro Spirito sarà limpido ed il vostro Corpo risplenderà di salute. Vi sarà possibile risolvere tutti i conflitti e trasformare questa Terra in un Mondo di Pace.

Ma se questa funzione miracolosa del Ki è male utilizzata il Corpo e lo Spirito sprofondano nel disordine e l’Universo diviene un caos. È quindi di fondamentale importanza che accordiamo Spirito, Corpo e Ki ai ritmi del Movimento Universale.

L’Aikido è la Via della Verità e l’allenamento consiste nell’esprimerla nella vita quotidiana. Ogni teoria da sola è inutile, essa deve essere messa in pratica. La forza della Verità non si diffonderà nel nostro Spirito e nel nostro corpo che con l’allenamento, ed essi saranno uniti dall’Aikido all’Universo grazie al Ki.

Ueshiba Morihei Sensei

[9] Se praticate bene potete vedere l’aspetto del vostro avversario già caduto, ancor prima che vi abbia attaccato. Fate semplicemente il gesto appropriato affinché egli cada in quella data maniera… ed egli cadrà!

Liberate in voi stessi il potere della visualizzazione. Coltivate la facoltà che vi permetterà di prevenire agevolemente l’attacco fin tanto che è intenzione, vale a dire il “Sen”.

Questa percezione anticipata della caduta dell’avversario diviene allora il “Sen no Sen” (l’Intuizione dell’Intuizione) e si manifesta nel “Presente” senza durata di tempo.

Non utilizzate il conscio per pervenire allo stesso risultato, e non cercate di ricorrere al vostro intelletto, poiché più il livello delle vostre conoscenze sarà elevato più avrete difficoltà a realizzare l’azione soggettiva di “Sen no Sen”

Cercando di dissociarvi dall’avversario distruggete l’azione del Ki che è indivisibile, poiché, per sua natura, il Ki è lo stesso in voi e nell’avversario.

Ueshiba Morihei Sensei

[10] L’uomo perfetto colma sempre la parte inferiore del suo corpo con il Ki del cuore. Egli respira dai talloni e il suo respiro è lungo. Così facendo il Ki e sangue sono integri e l’energia spirituale del cuore è sana. L’uomo mediocre, invece, dà sempre libero sfogo al Ki verso l’alto, respira con la gola e il suo respiro è corto.

Bisogna guidare l’immensa energia del Ki e accumularla nella zona del Kikai Tanden, lasciarla riposare a lungo, proteggerla, coltivarla e renderla perfetta. Così facendo un giorno all’improvviso, quando si potrà essere essere padroni del crogiuolo, all’interno, all’esterno, nelle otto direzioni, ovunque ci sarà un unico grande Tan. Allora per la prima volta si prenderà coscienza che si è in possesso della vera immortalità che esiste prima del Cielo e della Terra e che non muore dopo che lo spazio avrà finito di esistere.

Volendo mettere in pratica questo insegnamento, bisogna interrompere per un certo tempo le congetture mentali, lasciare da parte la focalizzazione del pensiero, e prima di tutto è bene fare un profondo sonno. Quando si è in procinto di addormentarsi, si allungano le gambe, le si stirano con forza, si riempie del Ki originario tutto il corpo e lo si accumula nel cerchio dell’addome, e poi nelle anche, nelle gambe e nella pianta dei piedi.

Yasenkanna – Hakuin Ekaku 1686 – 1769

[11] Ueshiba diceva spesso: L’Aikido è l’arte di unirsi e di separarsi”. Quest’alternanza di unione e di separazione io l’ho ottenuta co l’inspirazione e l’espirazione. Cominciamo con l’inspirazione di chi è in posizione di difesa (uso questa espressione benché non ci siano parole o espressioni che differenzino la posizione di chi si difende da quella di attacca, nell’Aikido), inspirazione che fa scattare l’azione.

Alzo la mano e inspiro, mentre l’altro segue immediatamente il mio gesto e alza a sua volta una mano. Si verifica una sincronizzazione dell’inspirazione da una parte e dall’altra e, contemporaneamente, una coordinazione dei gesti.

Questa interazioneè, credo, una delle caratteristiche dellìAikido. Non esiste né nel Judo né nel Kendo, dove ognuno respira indipendentemente dall’altro, spiando l’occasione per attaccare l’avversario.

Perché mai nell’aikido troviamo gesti identici, corrispondenti tra loro? D’altronde non è possibile domandare all’avversario: sarebbe tanto gentile da alzare la mano quando la alzo io, per favore?

Perché quel fenomeno si verifichi deve esserci una forza che costringa l’altro a muoversi così come lo si desidera. Ho trovato questa forza nell’inspirazione che precede l’azione. Una volta raggiunta la fusione e iniziata l’azione, si passa all’espirazione che permette lo scorrere del Ki. Ed ecco la proiezione e altri fenomeni considerati come l’espressione visibile della tecnica.

In base alla mia esperienza, posso dire che la respirazione è il fondamento dell’Aikido. Rispetto ad essa ci sono due possibili atteggiamenti: l’uno che la considera come uno degli ingredienti necessari alla tecnica, l’altro che considera la tecnica come un mezzo per approfondire la respirazione.

Il primo atteggiamento segue un’ottica sportiva: ovviamente un uomo che ha superato i sessant’anni può esimersene. Per il secondoinvece nn vedo limiti d’età, fatta eccezione per i ragazzi troppo giovani. Ueshiba praticava a ottantacinque anni.

Penso che più si va avanti negli anni più si è in grado di capire l’importanza immensa della respirazione, che infatti può prescindere facilmente dal quadro fisico al quale siamo legati.

Itsuo Tsuda – La Voie du dépouillement – Ed. Courrier du Livre

[12] I Tre Fondamenti:

1- Il Triangolo rappresenta il “Fondamento della Vivificazione”, o stato dello scorrrere del Ki. Simboleggia l’iniziativa, il regno animale e Masakatsu (elemento focoso e mascolino della sinistra). Tecnicamente il triangolo è la chiave per “entrare”.

2- Il Cerchio rappresenta il “Fondamento del Completamento”, lo stato liquido. Simboleggia l’unficazione, il regno vegetale e Agatsu (elemento acquatico femminile della destra). Tecnicamente il cerchio è la chiave per “unire”.

3- Il Quadrato rappreenta il “Fondamento del Riempimento”, lo stato solido. Simboleggia la forma, il regno minerale e Katsuhayabi (perfetta combinazione di Masakatsu e Agatsu che dà potere alle tecniche). Tecnicamente il Quadrato è la chiave del “controllo”.

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2 Risposte to “tributo ad Ai Ki – con infinita gratitudine”

  1. judo Says:

    Hello, i read your blog occasionally and
    i own a similar one and i was just wondering if you get a lot of spam remarks?
    If so how do you protect against it, any plugin or
    anything you can advise? I get so much lately it’s driving me mad so any assistance is very much appreciated.

    • itanlian Says:

      i have’nt any protection and no spam at all, probably because the blog is in italian

      we should say today that “the tao would not be the tao if it was’nt spammed” ^_^

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