Archive for marzo 2013

tsuda itsuo sensei memorial

marzo 25, 2013

il 9 marzo 2014 al nostro dojo di via villoresi 26 a milano alle ore 10:00 faremo insieme kototama per commemorare il trentesimo anniversario della morte di itsuo tsuda sensei.

 

dopo il kototama canteremo “la vie en rose” e chiunque potrà suonare, recitare, parlare di un bel momento vissuto insieme al maestro o di una sua importante esperienza di pratica.

 

 

la via dell’acqua che scorre

marzo 12, 2013

mi sembra ieri quando uscì in italiano “Tao: The Watercourse Way”  (la via dell’acqua che scorre) di Alan Watts. invece probabilmente era il 1976. Non ero completamente digiuno di Taoismo, visto che avevo già  lavorato sull’I King per qualche anno, ma quel libro fu una specie di pietra miliare nel mio approccio al mondo “filosofico” sino-giapponese. Francamente no so cosa avessi capito, ma tutto sommato non credo che abbia poi molta importanza.

Ma recentemente sono stato molto colpito dalla metafora vita/fiume. Hermann Hesse mi aveva già incantato con la sua “voce del fiume”, una voce che le contiene tutte, ma non era ancora la sensazione di essere io stesso “un’acqua che scorre”.

Credo che in questa “presa di coscienza” ci sia lo zampino dell’Epigenetica. Provo a spiegare.

Il mio modo di procedere dal 1980 in poi è stato quello “del risalire alla sorgente”, quello della carpa nella tradizione orientale. Lo dico senza “forse” perché mi è stato riconosciuto da persone “qualificate”. Per cui dalla Pratica Respiratoria imparata da Tsuda Sensei sono risalito all’Aiki giapponese (attraverso lo Shinto), e da questo all’Alchimia del Soffio Taoista. O dal “moderno” Soto Zen allo Zen di Kamakura. O dal Katsugen Undo di Noguchi Sensei alla pratica del Fiore d’Oro…

Insomma un percorso a ritroso. Ma in questo modo di cercare, evidentemente insito nella mia indole, è sempre rimasta viva la convinzione che il libro “Face à la Science” di Tsuda Sensei fosse diverso dagli altri, cioè non fosse solo un “resoconto” delle sue esperienze di “sociologo praticante” interessato al Ki, ma anche un messaggio e un avvertimento: abbiate un occhio di riguardo per ciò che sta scoprendo la Scienza sulla “natura intrinseca” della Vita, da lì verrà un aiuto importante alla “comprensione”  di quel che già ci dicono da millenni i “saggi”.

Personalmente ho preso molto sul serio questo avvertimento, e ho sempre preso nota con interesse delle scoperte fatte con metodi scientifici che via via incontravo. Naturalmente a livello divulgativo…

E così non ho potuto non notare che l’entanglement degli esperimenti in Meccanica Quantitisca altro non era che le Futomani dello Shinto e che l’Epigenetica aveva scoperto le stesse cose del Seitai.

Detto in quattro parole (se vi interessa approfondire è ormai facilissimo), l’Epigenetica ci dice che i meccanismi vitali non sono dati a priori alla nascita sotto forma di “patrimonio genetico”, ma che si formano dinamicamente e continuamente come risposta vitale all’ambiente, e che nel caso di organismi complessi come quelli umani il fattore “credenza individuale” ha una parte importante nel processo. Il che corrisponde a quel che dice il Seitai, anche se con un linguaggio “più semplice”: un individuo risponde agli stimoli (ambientali) in base alla sua sensibilità particolare.  Stesso stimolo, infinite risposte diverse. Di cui una parte chiaramente eccessive o deficienti in modo critico. E come in Epigenetica le “credenze perniciose” possono essere modificate, così nel Seitai la “mappa” di una sensibilità individuale  artificiosamente alterata può essere “ridisegnata”.

Minimo comun denominatore di Epigenetica e Seitai è quindi l’importanza data all’ambiente, o a quel che in Meccanica Quantistica viene chiamato “campo”.

Credo che la mia comprensione del Seitai fosse già sufficientemente matura, ma essermi visto ripresentare le stesse tematiche da un punto di vista così differente, attraverso processi di scoperta scientifici, ha sicuramente amplificato qualcosa in me, e credo che sia questa amplificazione che mi abbia permesso di sentirmi “acqua che scorre”.

Acqua che cede di sé al territorio che attraversa, sempre la stessa acqua e pur incessantemente diversa per quel che il territorio e la pioggia le cede, nel cui movimento naturale è insita la sua purificazione. Non so dire di più (e mi piace immaginare che Chuang-tzu ne sia contento), ma è meraviglioso.