ipnosi collettiva

Tsuda Sensei ci metteva in guardia sugli effetti degli slogans: effetti sostanzialmente ipnotici, se ho capito bene. Superano facilmente la mente razionale ed entrano in profondità.

Con l’avvento della televisione gli slogans hanno dilagato e gli addetti ai lavori sono diventati maestri nel loro uso, grazie anche alle ricerche sulla Comunicazione Non Verbale. Oggi che la terminologia della Meccanica Quantistica comincia a entrare nel linguaggio corrente, possiamo dire che viviamo in un vero e proprio Campo creato dagli slogans.

Per inciso, il Seitai è lo studio delle reazioni individuali ad uno stimolo esterno, in base alla sensibilità di ciascuno, messa in relazione con le sue specificità posturali. In questo senso il Seitai è una “sorta” di Epigenetica ante litteram. (scusate la digressione, ma adoro queste carrellate tra approcci diversi alle stesse tematiche)

Mi sono laureato in Scienze Politiche alla Cesare Alfieri di Firenze nel 1973. In quegli anni era già  noto che un sistema socio economico basato sulla crescita lineare della ricchezza “ad libitum” era destinato alla catastrofe. 40 anni dopo possiamo tutti constatarlo in prima persona, ci siamo.

Eppure la ricetta che oggi viene raccomandata per evitare la catastrofe è: incentivare i consumi. Ancora uno slogan. So di non essere un esperto in macroeconomia, ma sono un consumatore 😀 e posso fare una analisi da questo punto di osservazione.

Se i consumatori non comprano, gli addetti ai servizi, alla produzione e alla vendita si impoveriscono (o addirittura perdono il lavoro), e lo stato incassa meno tasse. Quindi facciamo in modo che tornino a spendere. Semplice no? Peccato che i consumatori siano le stesse persone addette ai servizi, alla produzione e alla vendita, cioè gli impoveriti. Questo è ciò che nel linguaggio corrente si chiama “un serpente che si mangia la coda”. O, se vogliamo colorire il discorso di un tocco esoterico, è l’Ouroborus dell’alchimia occidentale.

Io guardo la mia situazione e quella di chi conosco: siamo tutti strapieni di vestiti e gadgets di ogni tipo. Personalmente non compro più niente da anni e non comprerò più niente per molti altri anni ancora. Mi guardo intorno: il territorio è coperto da milioni di costose automobili praticamente inusate. Se la pubblicità non fosse usata per creare falsi bisogni e titillare la vanità (bada bene: pagata da noi consumatori :D), sarebbe tutto fermo, perfino ai prezzi stracciati praticabili grazie ai lavoratori indo-cinesi. Salvo essere costretti ad avere un personal computer perché ormai si sta informatizzando tutto………

Cosa ha portato a questa situazione facilmente constatabile, a meno di non essere in stato di ipnosi collettiva? Al 90% lo dobbiamo all’elettricità. Il che significa energia. Il che significa controllo delle fonti energetiche ad ogni costo. Il che significa guerra. In termini eleganti: conflitti a bassa intensità.

Vogliamo aggiungere qualche elemento collaterale? Il pianeta è in ostaggio della finanza, dei fabbricanti di armi, delle case farmaceutiche e in genere delle multinazionali di prodotti chiave. Vogliamo accennare ai rifiuti, all’inquinamento, alle popolazioni straziate? beh, mi fermo qui, mi sta venendo la nausea.

Eppure la ricetta dei grandi della terra per evitare la catastrofe è uno slogan: incentivare i consumi………

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