commemorazione – 30 anni dopo

 

Buongiorno, amatissimo Sensei,

sai, in questi mesi in cui ho preparato La Vie en Rose per cantarla in tuo onore con i miei amici, ti ho pensato tanto e sono stato spesso travolto da ricordi e sensazioni. Poi un po’ alla volta il turbinio si è acquietato e nel setaccio sono rimasti alcuni pensieri e soprattutto l’infinito stupore per la tua perseveranza nel perseguimento di quella che è stata la tua missione.

Come tu abbia deciso di far conoscere Katsugen Undo fuori dal Giappone non mi è dato di sapere, ma per la scelta di Parigi come punto di partenza ce lo hai detto tu: Parigi negli ultimi secoli ha avuto un ruolo chiave in occidente nell’accoglimento di idee fresche, nella diffusione della conoscenza, nella formazione di una comprensione.

E quindi ti trasferisci armi e bagagli a Parigi e cominci da zero a insegnare Katsugen Undo. Va bene, sappiamo che avevi studiato alla Sorbonne prima della seconda guerra mondiale, che sei stato richiamato in Giappone al suo scoppio, e che poi hai usato il Francese nel tuo lavoro. D’accordo, era sensato usare la conoscenza del Francese e la tua precedente esperienza a Parigi. Ma come poi in pochi anni tu sia riuscito a creare un frequentatissimo luogo di pratica è un mistero. Per non parlar dei libri e tutto il resto…… E fino a che il fisico non ha ceduto non hai perso un giorno.

Mi guardi con “occhi di ghiaccio” ancora una volta e taci, eh? A ognuno la sua storia…… Vero vero, ma io comunque rimango in estatica ammirazione.

Ricordo la decisione che presi al tuo cospetto nel luminoso salotto candido di fiori bianchi, il tuo corpo disteso sui tatami con accanto Boken e Sho: anch’io farò opera di divulgazione, per quanto mi riguarda non finisce qui. E per vent’anni così è stato. Nonostante una imbarazzante catena di errori nelle scelte pratiche e tutte le lacune di una comprensione acerba, anch’io non ho perso un giorno. E poi, di colpo, dentro di me c’è stato un crollo, la mia decisione è implosa lasciando semplicemente un vuoto, un vuoto così vuoto che era perfino impossibile pensare che prima lì c’era qualcosa.

Ti è mai successo niente di simile? Che ti sia successo o no, la mia ammirazione per te rimane intatta, sia per l’incrollabile forza del tuo Sogno, sia per la capacità di generarne un altro, magari ancora più potente, e continuare imperterrito.

Ma questo è ancora niente rispetto all’altro aspetto insito nel luogo scelto per l’adempimento della missione: il contesto operativo.

Un contesto in cui tu stesso hai notato subito che non esisteva più una parola con cui tradurre il termine giapponese “Ki”. Rimaneva una radice latina “-spi-” in parole specifiche di significato circoscritto, e basta. La “chiave di volta” di Katsugen Undo, questa vitalità latente capace di darsi forma all’infinito, non aveva più neanche un nome, sostituito da secoli, se non millenni, da una credenza religiosa imperante che spezza l‘unità corpo-mente, colpevolizza a priori il solo fatto di esistere, e si arroga un esclusivo potere salvifico. Una credenza imposta con una sapiente programmazione neurologica del cervello e un geniale sistema di reclutamento transgenerazionale. 

Per inciso, l’enunciazione base di questa credenza è  questa:

“Credo in un solo Dio, Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.

Credo in un solo Signore Gesù Cristo unigenito figlio di Dio nato dal Padre prima di tutti i secoli. Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, dalla stessa sostanza del Padre. Per mezzo di Lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto e il terzo giorno è resuscitato secondo le Scritture ed è salito al Cielo e siede alle destra del Padre e di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti ed il suo Regno non avrà fine.
Credo nello Spirito Santo che è Signore e dà la vita e procede dal Padre e dal Figlio e con il Padre ed il Figlio è adorato e glorificato e ha parlato per mezzo dei profeti.
Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica.
Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati e aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen”

Il lavoro fatto per far accettare questa credenza è stato così efficiente che ha letteralmente modellato la mente, di centinaia di milioni, se non miliardi, di individui. Il risultato è che in occidente c’è quello che oggi viene chiamato un Campo. Un contesto, insomma, in cui, per esempio, non esiste più una parola equivalente a “Ki”.

Ho potuto apprezzare in pieno il tuo successo nel far conoscere e praticare Katsugen Undo a persone con una formazione mentale così diversa dalla tua solo dopo che sono stato un periodo a studiare in Giappone.

E’ venuta a prendermi Harumi all’aeroporto di Osaka. Lei ha vissuto molto tempo negli USA, suo marito ha lavorato lì, con famiglia appresso. Una delle prime cose che mi ha detto, durante il tragitto in macchina fino a casa sua, sai cosa è stato? “Mi raccomando Gius. Io ti presenterò a un sacco di gente. Nessuno te lo chiederà, ma tu non parlare mai di Cristianesimo. Se sei Cristiano a noi va bene, ma qui non tentare mai di convincere qualcuno che la tua religione è il non plus ultra”.

In effetti nessuno mi ha mai chiesto niente sulla mie credenze religiose. Sono stati del tutto indifferenti a questo proposito, così come lo erano tra di loro. Una bella differenza con l’Italia, dove sono stato cacciato dalla casa di miei cugini cattolici perché ero a favore del divorzio, o dove mia nonna non è andata al matrimonio di suo figlio perché sposava una protestante…

Con questo non è che in Giappone abbia trovato una pressione sociale inferiore, anzi. E’ stata così forte che mi è risultata insopportabile, e siccome all’inizio non ne coglievo la natura ho anche fatto errori madornali. Potrei dire che in Giappone è il Ki a determinare le relazioni sociali, creando senza soluzione di continuità un intreccio di obblighi interpersonali incomprensibili se la sensibilità per il Ki è distrutta. Insomma, un modo di vivere regolato da tutt’altro che da un mentalismo di formazione occidentale. La mente dei giapponesi crea un Campo completamente diverso dal nostro. E siccome ho avuto la fortuna di essere stato cooptato da un clan, ho potuto fare una esperienza “di prima mano”  che mi ha permesso di cogliere cosa tu intendessi evidenziare premettendo così spesso che il termine “ki” non era più traducibile in una lingua occidentale.

E tu, straordinario amico, a differenza di me, hai affrontato questa differenza di struttura mentale come se niente fosse e ti sei mosso in Europa come un topo nel formaggio, hai trovato il modo di farti capire riscuotendo apprezzamento e consenso facendoci ridere di noi stessi… sono senza parole!

Basta, non ti tedio più con questa sconfinata ammirazione, ma visto che mi avevi già stoppato alla grande nel mio puerile entusiasmo e io c’ero rimasto così male, mi sono preso una piccola rivincita con questo elogio commemorativo che ora non puoi più rifiutare……

Dopo la Vie en Rose, quale canzone mi consigli di imparare?

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