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commemorazione – 30 anni dopo

marzo 8, 2014
 

Buongiorno, amatissimo Sensei,

sai, in questi mesi in cui ho preparato La Vie en Rose per cantarla in tuo onore con i miei amici, ti ho pensato tanto e sono stato spesso travolto da ricordi e sensazioni. Poi un po’ alla volta il turbinio si è acquietato e nel setaccio sono rimasti alcuni pensieri e soprattutto l’infinito stupore per la tua perseveranza nel perseguimento di quella che è stata la tua missione.

Come tu abbia deciso di far conoscere Katsugen Undo fuori dal Giappone non mi è dato di sapere, ma per la scelta di Parigi come punto di partenza ce lo hai detto tu: Parigi negli ultimi secoli ha avuto un ruolo chiave in occidente nell’accoglimento di idee fresche, nella diffusione della conoscenza, nella formazione di una comprensione.

E quindi ti trasferisci armi e bagagli a Parigi e cominci da zero a insegnare Katsugen Undo. Va bene, sappiamo che avevi studiato alla Sorbonne prima della seconda guerra mondiale, che sei stato richiamato in Giappone al suo scoppio, e che poi hai usato il Francese nel tuo lavoro. D’accordo, era sensato usare la conoscenza del Francese e la tua precedente esperienza a Parigi. Ma come poi in pochi anni tu sia riuscito a creare un frequentatissimo luogo di pratica è un mistero. Per non parlar dei libri e tutto il resto…… E fino a che il fisico non ha ceduto non hai perso un giorno.

Mi guardi con “occhi di ghiaccio” ancora una volta e taci, eh? A ognuno la sua storia…… Vero vero, ma io comunque rimango in estatica ammirazione.

Ricordo la decisione che presi al tuo cospetto nel luminoso salotto candido di fiori bianchi, il tuo corpo disteso sui tatami con accanto Boken e Sho: anch’io farò opera di divulgazione, per quanto mi riguarda non finisce qui. E per vent’anni così è stato. Nonostante una imbarazzante catena di errori nelle scelte pratiche e tutte le lacune di una comprensione acerba, anch’io non ho perso un giorno. E poi, di colpo, dentro di me c’è stato un crollo, la mia decisione è implosa lasciando semplicemente un vuoto, un vuoto così vuoto che era perfino impossibile pensare che prima lì c’era qualcosa.

Ti è mai successo niente di simile? Che ti sia successo o no, la mia ammirazione per te rimane intatta, sia per l’incrollabile forza del tuo Sogno, sia per la capacità di generarne un altro, magari ancora più potente, e continuare imperterrito.

Ma questo è ancora niente rispetto all’altro aspetto insito nel luogo scelto per l’adempimento della missione: il contesto operativo.

Un contesto in cui tu stesso hai notato subito che non esisteva più una parola con cui tradurre il termine giapponese “Ki”. Rimaneva una radice latina “-spi-” in parole specifiche di significato circoscritto, e basta. La “chiave di volta” di Katsugen Undo, questa vitalità latente capace di darsi forma all’infinito, non aveva più neanche un nome, sostituito da secoli, se non millenni, da una credenza religiosa imperante che spezza l‘unità corpo-mente, colpevolizza a priori il solo fatto di esistere, e si arroga un esclusivo potere salvifico. Una credenza imposta con una sapiente programmazione neurologica del cervello e un geniale sistema di reclutamento transgenerazionale. 

Per inciso, l’enunciazione base di questa credenza è  questa:

“Credo in un solo Dio, Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.

Credo in un solo Signore Gesù Cristo unigenito figlio di Dio nato dal Padre prima di tutti i secoli. Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, dalla stessa sostanza del Padre. Per mezzo di Lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto e il terzo giorno è resuscitato secondo le Scritture ed è salito al Cielo e siede alle destra del Padre e di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti ed il suo Regno non avrà fine.
Credo nello Spirito Santo che è Signore e dà la vita e procede dal Padre e dal Figlio e con il Padre ed il Figlio è adorato e glorificato e ha parlato per mezzo dei profeti.
Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica.
Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati e aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen”

Il lavoro fatto per far accettare questa credenza è stato così efficiente che ha letteralmente modellato la mente, di centinaia di milioni, se non miliardi, di individui. Il risultato è che in occidente c’è quello che oggi viene chiamato un Campo. Un contesto, insomma, in cui, per esempio, non esiste più una parola equivalente a “Ki”.

Ho potuto apprezzare in pieno il tuo successo nel far conoscere e praticare Katsugen Undo a persone con una formazione mentale così diversa dalla tua solo dopo che sono stato un periodo a studiare in Giappone.

E’ venuta a prendermi Harumi all’aeroporto di Osaka. Lei ha vissuto molto tempo negli USA, suo marito ha lavorato lì, con famiglia appresso. Una delle prime cose che mi ha detto, durante il tragitto in macchina fino a casa sua, sai cosa è stato? “Mi raccomando Gius. Io ti presenterò a un sacco di gente. Nessuno te lo chiederà, ma tu non parlare mai di Cristianesimo. Se sei Cristiano a noi va bene, ma qui non tentare mai di convincere qualcuno che la tua religione è il non plus ultra”.

In effetti nessuno mi ha mai chiesto niente sulla mie credenze religiose. Sono stati del tutto indifferenti a questo proposito, così come lo erano tra di loro. Una bella differenza con l’Italia, dove sono stato cacciato dalla casa di miei cugini cattolici perché ero a favore del divorzio, o dove mia nonna non è andata al matrimonio di suo figlio perché sposava una protestante…

Con questo non è che in Giappone abbia trovato una pressione sociale inferiore, anzi. E’ stata così forte che mi è risultata insopportabile, e siccome all’inizio non ne coglievo la natura ho anche fatto errori madornali. Potrei dire che in Giappone è il Ki a determinare le relazioni sociali, creando senza soluzione di continuità un intreccio di obblighi interpersonali incomprensibili se la sensibilità per il Ki è distrutta. Insomma, un modo di vivere regolato da tutt’altro che da un mentalismo di formazione occidentale. La mente dei giapponesi crea un Campo completamente diverso dal nostro. E siccome ho avuto la fortuna di essere stato cooptato da un clan, ho potuto fare una esperienza “di prima mano”  che mi ha permesso di cogliere cosa tu intendessi evidenziare premettendo così spesso che il termine “ki” non era più traducibile in una lingua occidentale.

E tu, straordinario amico, a differenza di me, hai affrontato questa differenza di struttura mentale come se niente fosse e ti sei mosso in Europa come un topo nel formaggio, hai trovato il modo di farti capire riscuotendo apprezzamento e consenso facendoci ridere di noi stessi… sono senza parole!

Basta, non ti tedio più con questa sconfinata ammirazione, ma visto che mi avevi già stoppato alla grande nel mio puerile entusiasmo e io c’ero rimasto così male, mi sono preso una piccola rivincita con questo elogio commemorativo che ora non puoi più rifiutare……

Dopo la Vie en Rose, quale canzone mi consigli di imparare?

immobilità

gennaio 21, 2014

E’ stato in questo periodo dell’anno 1964 che una sera mi sono chiesto: se mi metto in una posizione comoda, per quanto tempo riesco a stare immobile? Così ho cercato la posizione più comoda che potevo e ho provato. Ci ho messo un po’ a trovarla, e mi sono accorto che non era facile mantenerla a lungo: un prurito, un pensiero, un insetto, insomma bastava un’inezia e mi muovevo. Prendere confidenza ci ha voluto un altro po’, ma alla fine potevo stare immobile a lungo. A questo punto ho voluto sapere per quanto tempo potevo rimanere così. Non avevo a disposizione nessun strumento di misura del tempo, per cui ho cominciato a contare i respiri.

E così, senza che me ne rendessi conto, è iniziata un’avventura straordinaria: nell’arco di un anno potevo contare mille respiri senza distrarmi, senza muovere un muscolo che non fossero quelli necessari a respirare. Potevo “stare nella respirazione” con il minimo disturbo di una attività mentale descritta, come ho saputo 10 anni dopo, come “nuvole di passaggio”.

E’ stato solo 15 anni dopo che ho cominciato a scoprire il legame indissolubile tra respirazione e visualizzazione, grazie a un insegnamento preciso, ma il più era fatto e la via spianata.

Per cui vi prego di credermi sulla parola e accettate il mio consiglio a cuor leggero: iniziate dalla respirazione. Senza nessuno sforzo, senza nessuna alterazione, niente esercizi, ma con regolarità, continuità, gusto, stupore, concentrazione. “Prendetene coscienza totalmente”. Non esiste Via più sicura e rapida, sopra ci costruirete quel che più vi piacerà senza “cedimenti strutturali” in corso d’opera.

ipnosi collettiva

gennaio 6, 2014

Tsuda Sensei ci metteva in guardia sugli effetti degli slogans: effetti sostanzialmente ipnotici, se ho capito bene. Superano facilmente la mente razionale ed entrano in profondità.

Con l’avvento della televisione gli slogans hanno dilagato e gli addetti ai lavori sono diventati maestri nel loro uso, grazie anche alle ricerche sulla Comunicazione Non Verbale. Oggi che la terminologia della Meccanica Quantistica comincia a entrare nel linguaggio corrente, possiamo dire che viviamo in un vero e proprio Campo creato dagli slogans.

Per inciso, il Seitai è lo studio delle reazioni individuali ad uno stimolo esterno, in base alla sensibilità di ciascuno, messa in relazione con le sue specificità posturali. In questo senso il Seitai è una “sorta” di Epigenetica ante litteram. (scusate la digressione, ma adoro queste carrellate tra approcci diversi alle stesse tematiche)

Mi sono laureato in Scienze Politiche alla Cesare Alfieri di Firenze nel 1973. In quegli anni era già  noto che un sistema socio economico basato sulla crescita lineare della ricchezza “ad libitum” era destinato alla catastrofe. 40 anni dopo possiamo tutti constatarlo in prima persona, ci siamo.

Eppure la ricetta che oggi viene raccomandata per evitare la catastrofe è: incentivare i consumi. Ancora uno slogan. So di non essere un esperto in macroeconomia, ma sono un consumatore :D e posso fare una analisi da questo punto di osservazione.

Se i consumatori non comprano, gli addetti ai servizi, alla produzione e alla vendita si impoveriscono (o addirittura perdono il lavoro), e lo stato incassa meno tasse. Quindi facciamo in modo che tornino a spendere. Semplice no? Peccato che i consumatori siano le stesse persone addette ai servizi, alla produzione e alla vendita, cioè gli impoveriti. Questo è ciò che nel linguaggio corrente si chiama “un serpente che si mangia la coda”. O, se vogliamo colorire il discorso di un tocco esoterico, è l’Ouroborus dell’alchimia occidentale.

Io guardo la mia situazione e quella di chi conosco: siamo tutti strapieni di vestiti e gadgets di ogni tipo. Personalmente non compro più niente da anni e non comprerò più niente per molti altri anni ancora. Mi guardo intorno: il territorio è coperto da milioni di costose automobili praticamente inusate. Se la pubblicità non fosse usata per creare falsi bisogni e titillare la vanità (bada bene: pagata da noi consumatori :D), sarebbe tutto fermo, perfino ai prezzi stracciati praticabili grazie ai lavoratori indo-cinesi. Salvo essere costretti ad avere un personal computer perché ormai si sta informatizzando tutto………

Cosa ha portato a questa situazione facilmente constatabile, a meno di non essere in stato di ipnosi collettiva? Al 90% lo dobbiamo all’elettricità. Il che significa energia. Il che significa controllo delle fonti energetiche ad ogni costo. Il che significa guerra. In termini eleganti: conflitti a bassa intensità.

Vogliamo aggiungere qualche elemento collaterale? Il pianeta è in ostaggio della finanza, dei fabbricanti di armi, delle case farmaceutiche e in genere delle multinazionali di prodotti chiave. Vogliamo accennare ai rifiuti, all’inquinamento, alle popolazioni straziate? beh, mi fermo qui, mi sta venendo la nausea.

Eppure la ricetta dei grandi della terra per evitare la catastrofe è uno slogan: incentivare i consumi………

condivisione

agosto 31, 2013

ricevo e condivido

Salve :)
Ecco un’intervista interessante ad un allievo di Noguchi
http://caycejapan.exblog.jp/16235015
ad un certo punto parla della causa della sua morte….
Veramente è quello il motivo?
Qui invece un sito dedicato tutto a Noguchi….
http://noguchi-haruchika.com/home.html
Anche lui fumava….
Saluti :)
Pasquale
grazieeeeeeeeee
p.s.
ho ricevuto questa e-mail alle 19:22 di ieri
non ci avevo fatto caso, ma ieri pomeriggio ho provato per la prima volta il desiderio di suonare per Tsuda Sensei.
l’anno prossimo sono 30 anni che il Maestro è morto, ma a quest’epoca era già bloccato in casa a causa del blocco renale da cui non si è più ripreso.
a marzo dell’anno prossimo farò una piccola commemorazione al dojo, e ho deciso di farla dedicandogli un breve concerto.
tre anni fa mi è tornata voglia di riprendere in mano la chitarra che nel 1976 mi ha fatto scoprire lo Zen e nel 1979 mi ha fatto conoscere i primi libri del Maestro Tsuda, da cui tutto il mio percorso giapponese.
così ieri pomeriggio mi sono detto: sto preparando dei pezzi per la commemorazione in marzo, ma Tsuda Sensei in questo momento è paralizzato in poltrona nel suo studio di Parigi. perché non sedermi vicino a lui e fargli un po’ di compagnia dedicandogli questi miei studi? e così ho fatto. sono state due ore deliziose.

stalking

luglio 26, 2013

stalking ai sogni

saluti

luglio 10, 2013

sono semplicemente stupefatto che ci siano persone che siano interessate a questo blog, e le ringrazio di darmi un feed back di gradimento

come i miei predecessori, ai cui tempi internet non esisteva, io lascio, come hanno fatto loro in altre sedi, cartelli indicatori nei punti cruciali dove questi servono

il piacere di fare delle scoperte frutto della propria ricerca è inestinguibile, inequivocabile, inviolabile, e trovarne conferma nell’esperienza di chi ci ha preceduto è fonte di una forza straordinaria che va al di là delle credenze correnti

commosso, vi abbraccio

tsuda itsuo sensei memorial

marzo 25, 2013

il 9 marzo 2014 al nostro dojo di via villoresi 26 a milano alle ore 10:00 faremo insieme kototama per commemorare il trentesimo anniversario della morte di itsuo tsuda sensei.

 

dopo il kototama canteremo “la vie en rose” e chiunque potrà suonare, recitare, parlare di un bel momento vissuto insieme al maestro o di una sua importante esperienza di pratica.

 

 

la via dell’acqua che scorre

marzo 12, 2013

mi sembra ieri quando uscì in italiano “Tao: The Watercourse Way”  (la via dell’acqua che scorre) di Alan Watts. invece probabilmente era il 1976. Non ero completamente digiuno di Taoismo, visto che avevo già  lavorato sull’I King per qualche anno, ma quel libro fu una specie di pietra miliare nel mio approccio al mondo “filosofico” sino-giapponese. Francamente no so cosa avessi capito, ma tutto sommato non credo che abbia poi molta importanza.

Ma recentemente sono stato molto colpito dalla metafora vita/fiume. Hermann Hesse mi aveva già incantato con la sua “voce del fiume”, una voce che le contiene tutte, ma non era ancora la sensazione di essere io stesso “un’acqua che scorre”.

Credo che in questa “presa di coscienza” ci sia lo zampino dell’Epigenetica. Provo a spiegare.

Il mio modo di procedere dal 1980 in poi è stato quello “del risalire alla sorgente”, quello della carpa nella tradizione orientale. Lo dico senza “forse” perché mi è stato riconosciuto da persone “qualificate”. Per cui dalla Pratica Respiratoria imparata da Tsuda Sensei sono risalito all’Aiki giapponese (attraverso lo Shinto), e da questo all’Alchimia del Soffio Taoista. O dal “moderno” Soto Zen allo Zen di Kamakura. O dal Katsugen Undo di Noguchi Sensei alla pratica del Fiore d’Oro…

Insomma un percorso a ritroso. Ma in questo modo di cercare, evidentemente insito nella mia indole, è sempre rimasta viva la convinzione che il libro “Face à la Science” di Tsuda Sensei fosse diverso dagli altri, cioè non fosse solo un “resoconto” delle sue esperienze di “sociologo praticante” interessato al Ki, ma anche un messaggio e un avvertimento: abbiate un occhio di riguardo per ciò che sta scoprendo la Scienza sulla “natura intrinseca” della Vita, da lì verrà un aiuto importante alla “comprensione”  di quel che già ci dicono da millenni i “saggi”.

Personalmente ho preso molto sul serio questo avvertimento, e ho sempre preso nota con interesse delle scoperte fatte con metodi scientifici che via via incontravo. Naturalmente a livello divulgativo…

E così non ho potuto non notare che l’entanglement degli esperimenti in Meccanica Quantitisca altro non era che le Futomani dello Shinto e che l’Epigenetica aveva scoperto le stesse cose del Seitai.

Detto in quattro parole (se vi interessa approfondire è ormai facilissimo), l’Epigenetica ci dice che i meccanismi vitali non sono dati a priori alla nascita sotto forma di “patrimonio genetico”, ma che si formano dinamicamente e continuamente come risposta vitale all’ambiente, e che nel caso di organismi complessi come quelli umani il fattore “credenza individuale” ha una parte importante nel processo. Il che corrisponde a quel che dice il Seitai, anche se con un linguaggio “più semplice”: un individuo risponde agli stimoli (ambientali) in base alla sua sensibilità particolare.  Stesso stimolo, infinite risposte diverse. Di cui una parte chiaramente eccessive o deficienti in modo critico. E come in Epigenetica le “credenze perniciose” possono essere modificate, così nel Seitai la “mappa” di una sensibilità individuale  artificiosamente alterata può essere “ridisegnata”.

Minimo comun denominatore di Epigenetica e Seitai è quindi l’importanza data all’ambiente, o a quel che in Meccanica Quantistica viene chiamato “campo”.

Credo che la mia comprensione del Seitai fosse già sufficientemente matura, ma essermi visto ripresentare le stesse tematiche da un punto di vista così differente, attraverso processi di scoperta scientifici, ha sicuramente amplificato qualcosa in me, e credo che sia questa amplificazione che mi abbia permesso di sentirmi “acqua che scorre”.

Acqua che cede di sé al territorio che attraversa, sempre la stessa acqua e pur incessantemente diversa per quel che il territorio e la pioggia le cede, nel cui movimento naturale è insita la sua purificazione. Non so dire di più (e mi piace immaginare che Chuang-tzu ne sia contento), ma è meraviglioso.

sorpresa

gennaio 6, 2013

Si vede qualcosa e se ne rimane sorpresi. In questa sorpresa è al lavoro la saggezza che ci spalanca un nuovo periodo di vita. Quando una persona logorata dal tran tran quotidiano guarda qualcosa e dice: “non è interessante” è perché ha perso la capacità di sorprendersi. I passi in avanti si fanno quando si sente una nuova pura sorpresa, e ci si crea una sensibilità fondata su questa sensazione; ma una persona che non prova più sorprese non può fare più niente.

Noguchi Haruchika

buon 2013

gennaio 5, 2013

“There is only one journey … and that is going inside yourself.”  Rainer Maria Rilke


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