lettura 08 adattabilità

Per il Seitai l’uomo è caratterizzato da una straordinaria qualità funzionale alla vita: l’adattabilità. Vale per tutte la constatazione che l’uomo può nutrirsi sia attingendo dal mondo vegetale che da quello animale, un caso praticamente unico su questo pianeta. Possiamo aggiungere anche che non ha problemi a vivere a qualunque latitudine.

Il corpo umano è incredibilmente versatile e capace di specializzarsi. Un cacciatore ha solo apparentemente lo stesso fisico di un agricoltore o di un pescatore. E se un programmatore di software diventa pastore il suo fisico cambierà.

In altre parole, ciò che l’uomo usa di sé si rinforza, ciò che non usa si indebolisce.

Il caso di una frattura di un osso di un arto rende bene l’idea. Si ingessa l’arto per favorire che l’osso si rinsaldi in posizione corretta, tolta l’ingessatura la muscolatura risulta indebolita. Se vogliamo recuperare forza non abbiamo altra scelta che tornare ad usare l’arto, e se abbiamo fretta faremo ginnastica. Se diciamo all’amico che si è tolto il gesso alla gamba e fa fatica a muoversi: oooooohhhh poverino! Fammi la delega che ci vado io in Posta a ritirarti la raccomandata, non gli facciamo un favore. L’aiuto corretto che possiamo dargli è accompagnarlo in Posta, a piedi ovviamente :-), e piuttosto stare attenti che un automobilista frettoloso non se lo tiri sotto quando attraversa la strada con passo ancora incerto.

Questa adattabilità ha un risvolto “delicato” di cui tener conto. Gran parte del nostro agire è una risposta a un bisogno o a una necessità. Se abito al quarto piano senza ascensore devo farmi le scale un paio di volte al giorno, spesso portando dei pesi. Mettono l’ascensore. E’ automatico che lo usi e non faccia più le scale a piedi. Magari mi sentirei perfino stupido se non lo usassi, visto che comunque lo pago. Mi adatto all’ascensore e naturalmente le gambe si indeboliscono, il cuore si indebolisce; inoltre consumando meno energia fisica il sonno diventa più leggero e si diventa irascibili.

In altre parole non ci si adatta solo alle necessità, ma anche alle facilità. Gli esempi che possiamo fare a livello fisico sono ovvi, se ci pensa un attimo, ma questo vale per tutte le nostre facoltà, ovvero anche quelle mentali e spirituali.

E’ bello e rassicurante vivere in una società che si è data leggi giuste che regolano saggiamente la convivenza. E’ tutto scritto, basta applicarlo. Ma questo significa anche che abbiamo molto meno bisogno di usare intuizione e moralità, di assumerci responsabilità forti e di autodeterminarci con decisione seguendo una nostra voce interiore, e queste “funzioni” si indeboliscono. Facoltà mentali come la divinazione arrivano perfino ad atrofizzarsi, dato che non servono più. Facoltà spirituali come la percezione del sacro anche.

La postura di chi si ha seguito le regole e ha imparato ad usarle a suo vantaggio è diversa da quella di chi, pur nel rispetto delle regole del suo tempo, ha sentito la necessità di mantenere la schiena ben dritta anche se non ce ne era bisogno, infischiandosene del ridicolo e della riprovazione.

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